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DOWNGRADE FRANCIA-ITALIA/ Così S&P’s affonda l’Europa (e la Merkel)

Sarkozy (Imagoeconomica) Sarkozy (Imagoeconomica)

Se a questo punto si fa l’elenco delle “topiche” e delle volgari “incursioni” delle agenzie di rating sul mercato finanziario si può scrivere un secondo Decamerone, meno divertente e meno grandioso, ma certamente “boccaccesco”. Detto questo, che va detto una volta per tutte, veniamo alle mosse del “petit Bonaparte”. Rideva il “guascone” di nascita ungherese nei vertici europei quando si parlava dell’Italia e di Berlusconi. Faceva le smorfie, non con la sinuosa Carlà, ma con la più appesantita Angela Merkel, stabilendo di fatto un “asse” franco-tedesco improntato al rigore e a una funzione a scarto ridotto della Bce. Pur avendo i conti in casa che non tornano più: un debito pubblico che è ormai sul 90% del Pil, un deficit oltre il 7% e, soprattutto, delle banche colabrodo, con il portafoglio imbottito di titoli tossici, da assomigliare a una discarica.

Eppure Sarkozy non ha rinunciato al suo ruolo di playmaker inopportuno, stilando giudizi, facendo e disfando, litigando platealmente con il leader inglese David Cameron. Non sono dettagli questi nella storia delle relazioni pubbliche tra Stati. E non saranno dettagli neppure per gli elettori francesi, quando andranno alle urne tra qualche mese per, probabilmente, allontanare dall’Eliseo l’attuale Presidente francese.

Fatte tutte queste considerazioni, che dimostrano la pochezza dell’attuale classe dirigente europea e la prepotenza dell’oligarchia finanziaria di oltre Atlantico, restano i guai per tutti i cittadini europei, che si trovano governanti da “dilettanti allo sbaraglio” che non hanno ancora compreso che l’attacco a un Paese europeo non è un attacco dispettoso a un singolo membro dell’Unione, ma è un attacco all’euro, a tutta l’Unione.
Aspettate qualche mese e vedrete che anche la signora Merkel, per qualche assillo, comincerà a ritornare in linea, perdendo qualche chilo di troppo.

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COMMENTI
14/01/2012 - i fondamentali (francesco scifo)

Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito. Ebbene questa mi sembra la morale di tutte queste proteste contro le agenzie di rating. Se è vero che esiste una tempestività sospetta nei giudizi, che lascia pensare ad una strategia, tuttavia, il problema è che dal 2001 l'Italia e la zona euro (con l'eccezione della Germania)non crescono ma hanno solo consumato tutta la propria ricchezza prodotta nei decenni precedenti. Tutti sanno che, rebus sic stantibus, non conviene produrre, nè investire nulla in Italia perchè: 1) le tasse sono troppo elevate; 2) il costo del lavoro è superiore a quello degli altri paesi; 3) la congerie assurda di leggi e l'incertezza del diritto rende svantaggioso rischiare qualsiasi attività produttiva; 4) l'arbitrio della burocrazia espone qualunque imprenditore al rischio suicida d'iniziare qualsiasi attività con delle regole e trovarsi le stesse poi mutate, in corso d'opera, a suo svantaggio: infatti, anche in materia fiscale viene sistematicamente violato il principio d'irretroattività della legge, ovvero che essa non debba disporre che per l'avvenire. I giudizi delle agenzie di rating o di chiunque altro sono purtroppo fondati: che qualcosa non funzioni si nota subito vedendo a chi invece il Governo addebita questo stato: pensionati, lavoratori, tassisti, edicolanti e liberi professionisti. Una parte oscura del paese gestisce un potere assoluto senza responsabilità. Speriamo solo che la svalutazione dell'euro ci salvi le esportazioni.

 
14/01/2012 - Dopo la tragedia, la farsa. (Gabriele Rossi)

"Avevamo allora per fine d'organizzare un grande sistema federativo europeo. Gli stessi principi, una stessa moneta con parità diverse, le stesse leggi". Napoleone, 22 aprile 1815

 
14/01/2012 - Non tutto il male vien per nuocere (Antonio Servadio)

d'accordo su tutta la linea, graffiante ironia e sarcasmo inclusi. Le sonore batoste delle agenzie di rating vengono (si spera) a ridestare il pensiero avvizzito della politica burocratese della decrepita Europa. Vediamo il lato positivo della drastica cura dimagrante: finalmente ci si accorge che la EU è un gigante dai piedi di argilla, mancano le fondamenta e vanno recuperate in fretta e furia, senza personalismi da grandeur nazionalista. E poi si aprono gli occhi sulla cosa più grottesca di tutte. Non sono governi o sindacati a guidare un paese, ma un manipolo di specialisti di finanza che sparano sentenze a ruota libera, basate su asettiche, plasticate analisi dei "dati" dei vari paesi: siamo numeri di un pallottoliere altrui. Per chi non ha ancora messo a fuoco che nello scacchiere globale non possiamo riposare eternamente sugli allori di auliche tradizioni ed egemonie di cartapesta, questi sono i tempi adatti per intuire che la politica da provincia consiste nell'andare a sbattere contro un muro pensando di trovarsi a gradevolmente a passeggio nel giardinetto dietro casa.