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FINANZA/ C'è un piano di S&P’s e Usa per far crollare l’Europa (e l'Italia)

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Di più, i fondi speculativi, come anticipato, avendo in pancia molti bonds ma molti più cds, potrebbero puntare proprio al fallimento dei colloqui per innescare un default coercitivo della Grecia, con conseguente ristrutturazione coercitiva e attivazione delle clausole di rimborso dei credit default swaps. E in quel caso, non ci sarebbe un haircut concordato e condiviso, con il rischio, ad esempio, che le banche centrali dell’eurozona paghino un conto molto alto. Se infatti i bonds ellenici acquistati sotto il programma Smp della Bce saranno trattati come quelli dei creditori privati, le conseguenze politiche dirette sarebbero trasferimenti fiscali delle perdite da decine di miliardi di euro decisamente complicati, con o senza ricapitalizzazione delle stesse banche centrali. Se invece le banche centrali fossero conteggiate in sede di perdite come un unicum - ad esempio attraverso uno swap anticipato dei bonds per denaro o nuove obbligazioni - questo innescherebbe un precedente rispetto al carattere senior dell’eurosistema che potrebbe causare significativi problemi di contagio per il mercato obbligazionario sia italiano che spagnolo.

Capito perché S&P’s certifica come certo un default sovrano nell’eurozona e la Germania è pronta a staccare la spina? Perché le banche tedesche hanno scaricato Ggb Basis come se non ci fosse un domani e, contestualmente, la Merkel ha riattivato dal prossimo marzo (guarda che coincidenza, la data del probabile default di Atene è il 20 marzo, giorno di scadenze obbligazionarie da onorare per 14,4 miliardi di euro) il fondo salva-banche tedesco Soffin chiuso nel 2010. Quante coincidenze, cari lettori! Insomma, ci sono le condizioni per un nuovo scossone sul mercato obbligazionario, proprio nel periodo più caldo delle aste sovrane e delle scadenze per il debito corporate, soprattutto italiano. Per quanto, infatti, io continui a pensare che siano troppi i furbi nel sistema bancario italiano, ovvero gente che pensa più ai trading desks che a gestire risparmio ed erogare credito, quanto accaduto venerdì cambia un po’ le priorità. Non per convenienza, ma per mera sopravvivenza del nostro sistema bancario e del nostro sistema economico. Ovvero, del nostro Paese.

Attraverso la prima asta Ltro presso la Bce, infatti, il sistema bancario italiano ha acquisito liquidità netta per 50 miliardi (i 116 miliardi di euro vanno infatti valutati al netto delle linee di liquidità acquisite in precedenza presso l’Istituto di emissione e giunte a scadenza), risolvendo solo in parte il nodo dei rifinanziamenti obbligazionari del 2012 e proiettando le richieste alla prossima asta di febbraio in almeno altri 150 miliardi. Il perché è presto detto. A fronte di 41 miliardi di obbligazioni bancarie italiane garantite dallo Stato, il sistema bancario italiano è riuscito a coprire circa il 44% delle necessità di raccolta del 2012. Quest’anno, infatti, le prime cinque banche nazionali hanno scadenze obbligazionarie wholesale per 88,2 miliardi di euro, il sistema italiano per circa 113 miliardi, mentre nel 2013 le scadenze dei primi cinque istituti nazionali ammontano a ulteriori 88 miliardi.

Stando a calcoli di Bankitalia, il patrimonio totale delle banche italiane è di 228 miliardi di euro: pertanto, al netto dei primi 40 miliardi già emessi, il sistema bancario italiano ha potenzialità di emissione di obbligazioni garantite auto-prodotte per altri 180 miliardi circa. Che corrispondono a nuova liquidità artificiale potenzialmente acquisibile il 28 febbraio alla prossima asta per circa 150-160 miliardi. Insomma, la questione centrale è che oggi nessuna banca italiana può emettere obbligazioni in sostituzione di quelle in scadenza sull’euromercato. Prendiamone atto, i soldi dell’asta del 21 dicembre e quelli che si raccoglieranno a fine febbraio servono meramente a coprire le scadenze obbligazionarie delle nostre banche, non c’è trippa per gatti, ovvero soldi in più per il credito. Inoltre, a fronte della situazione in deterioramento e delle richieste di Basilea 3 ed Eba, le banche tengono buffer di liquidità più alti, perché come mi ha fatto notare un banchiere popolare, «di liquidità si muore in poche ore, di cattivo credito in qualche anno...».


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