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LIBERALIZZAZIONI/ Professioni, taxi e farmacie: cosa ci guadagnano gli italiani?

Pubblicazione:lunedì 16 gennaio 2012

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In che senso le libere professioni sarebbero caratterizzate da poca concorrenza e da tariffe eccessive?

Anche qui porto la mia esperienza pratica, fatta da oltre 25 anni di attività: la mia esperienza personale mi dice che la concorrenza c’è già; i commercialisti, anche i buoni commercialisti, sono tanti e diffusi sul territorio nazionale; il mercato, ormai da tempo, ha livellato le tariffe, che quando sono alte sono esito di fatti di eccellenza o, almeno, della affidabilità dei “marchi” (ma del resto mi sembra che questo sia un normale esito del mercato stesso: non vedo in giro la richiesta di equiparare i prezzi di una Bmw a quelli di una Tata, con tutto il rispetto, solo perché sono entrambe automobili).

L’accesso della professione ai giovani, e mi riferisco ai giovani che sono entrati nel mio studio, è difficile solo perché occorre studiare e prepararsi, in quanto la formazione universitaria prepara solo sino a un certo punto (e del resto, con una normativa fiscale che cambia ogni sei mesi, come potrebbe l’università essere aggiornata?); ma i tassi di riuscita nell’esame di stato sono assolutamente normali, e nessuno dei miei collaboratori non è riuscito a superare in breve tempo l’esame. Certo, ci sono ormai barriere all’entrata, ma non legali o artificiose: sono quelle legate agli investimenti informatici e formativi necessari, che rendono ormai molto difficile l’esercizio della attività al professionista singolo, come in un qualunque settore economico. Il nostro ordine è peraltro già adeguato alle richieste che vengono fatte nella normativa, sia nel rapporto con le università sia nel trattamento economico e normativo dei praticanti.

Poi, nel mondo delle professioni esiste una Tariffa professionale, cioè un sistema di determinazione dei corrispettivi fissato per legge, che di fatto non viene utilizzato se non in casi particolari, come incarichi fissati da enti pubblici o nei quali c’è discordia tra le parti, e che, pur bistrattata, ha una funzione particolare, da tutti misconosciuta: quella di tutelare la correttezza e l’indipendenza del consulente, il quale, spesso, ha funzioni che tutelano anche la fede pubblica e che, spinto da una politica di corrispettivi aggressiva, è poi portato a fare il proprio lavoro senza l’approfondimento e la diligenza necessari: così che il consulente che ha lavorato male e a poco prezzo provoca danni elevati non solo a chi l’ha incaricato (e sarebbe poco male), ma all’intera comunità economica. Non andiamo tanto indietro nel tempo: quanti danni al mondo economico hanno provocato controllori inefficaci e non adeguati nei crac famosi, da Parmalat alle aziende americane?

 

A che servono gli albi professionali: sono davvero delle lobby antiquate e senza utilità?

La mia esperienza all’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Milano, del quale sono presidente di una commissione di studio (quella sul non profit) dice tutt’altro da quel centro di potere e di lobby che, ammetto, anch’io da giovane immaginavo. Certo, rimane un aspetto burocratico e macchinoso della vita degli Ordini che va coraggiosamente modificato e spesso gli ordini professionali hanno dato di sé l’immagine di centri assolutamente chiusi a difendere gli interessi dei propri iscritti: ma quello che mi sembra emergere dalla mia esperienza è che l’ordine tende a essere una comunità di persone, affezionate al proprio lavoro, che si sforzano di studiare, di formarsi, di essere presenti in modo intelligente nel mondo che li circonda (la mia commissione sta gestendo un’iniziativa di consulenza gratuita al mondo del non profit che andrà avanti per un anno intero). E, importantissimo, gli ordini sono portatori, secondo una logica di sussidiarietà, della cura affinché i propri professionisti siano adeguati a quello che richiede il mercato: siano quindi competenti, onesti e corretti.

È vero, la problematica relativa alla tutela della professione dai comportamenti dei “furbetti” (che peraltro si annidano, evidentemente, in tutte le categorie e/o classi sociali) deve essere approfondita, e gli ordini devono essere inflessibili, naturalmente nel rispetto delle tutele di giustizia; ma ritengo che l’ordine professionale come strumento di garanzia a tutela dell’interesse di tutti, auto organizzato senza essere corporativo, sia preferibile a una tutela lasciata allo Stato. Sempre di più gli Albi devono diventare “marchi di qualità” a garanzia del livello dei loro appartenenti, finalizzati a una regolazione della attività professionale che la tuteli l’onorabilità della professione a tutti i livelli. Altro che eliminarli! Così rimarranno utili al mondo economico, senza rappresentare un costo.


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COMMENTI
20/01/2012 - FAVOREVOLE alle Liberalizzazioni (Franco Gambarelli)

Quello che ora vi sta parlando è un ex Dipendente Statale; sto parlando a nome di tutti i cittadini che ne facciamo uso di questi servizi....la liberalizzazione dei taxi e delle farmacie E'FAVOREVOLE per cui: I taxi- sti hanno dei prezzi molto elevati e non stanno alle regole,anche perchè, agli invalidi civili dovrebbero prestare il servizio GRATUITO e non lo fanno....invece per quello che riguarda alle farmacie,devono fare pagare solamente 0,50€ sul la ricetta e non il prezzo intero.

 
19/01/2012 - liberalizzazzioni (Claudio Baleani)

Caro Colombo, i dati sono questi: l'83% degli avvocati guadagna il 17% del reddito complessivo di questi professionisti e il 17% l'83% del reddito. Che vuol dire? Che gli albi professionali non sono in grado di dare certezza ai cittadini della professionalità degli avvocati. Quando la normativa europea ha parificato i professionisti come fornitori di servizi ha fatto un passo dal quale non si torna più indietro. Stanti così le cose perché continuare a coprire sotto il mantello pubblico dell'ordine realtà molto diverse tra loro? Vogliamo far restare l'esame di stato? Va bene. Ma perché chi supera l'esame per legge sa tutto a vita? E' l'iscrizione all'albo che assicura che l'avvocato sia un compagno di strada e non uno qualunque che da te vuole solo soldi? Se qualcuno vuole cambiare qualche cosa si tratta sempre di un oscuro personaggio al soldo delle lobby? Dalle mie parti tutti sanno chi sono gli avvocati più bravi in penale, in amministrativo, ecc. Rimanga l'abilitazione e si facciano libere associazioni tra avvocati che curino l'aggiornamento. Si facciano le società tra professionisti e si paghino i lavoratori. Lo sapete che gli ordini li ha istituiti il fascismo e che le leggi professionali sono leggi raziali pensate contro gli ebrei? La situazione catastrofica della giustizia è colpa dei magistrati, cui contribuisce il sistema del monopolio delle prestazioni professionali riservate che ha creato una massa di pseudo lavoratori che non hanno né arte, né parte.

 
17/01/2012 - guardiamo anche l'altra parte (francesco taddei)

oltra all'intervista all'on. lanzillotta sarebbe il caso di pubblicare esperienze in cui la maggiore concorrenza abbia favorito l'abbassamento dei prezzi(perchè ve ne sono strate)oltre che la difesa a oltranza degli ordini.