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SCENARIO/ Pelanda: ecco l'ultimatum dell'Italia alla Merkel

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Angela Merkel (Infophoto)  Angela Merkel (Infophoto)

Se l’Italia avesse mantenuto la sovranità monetaria, cioè la lira, ora la Banca centrale garantirebbe il debito comunicando che in caso di guai lo potrebbe comprare in quantità illimitate, di fatto stampando moneta. Da un lato, tale misura estrema aumenterebbe il rischio di inflazione prospettica e comporterebbe una svalutazione del valore di cambio della moneta. Dall’altro, il mercato non sconterebbe un rischio elevato di insolvenza e porterebbe il costo di rifinanziamento del debito a livelli sostenibili. La svalutazione del cambio aiuterebbe l’export e l’attrazione di turismo e quindi la crescita.

Il voto di affidabilità dell’Italia, se perseguito comunque il pareggio di bilancio, sarebbe certamente più elevato di quello dell’Italia che ha ceduto la sovranità monetaria. E il rifinanziamento del debito costerebbe di meno che non nell’attuale situazione, liberando miliardi per investimenti o detassazione stimolativa. Alcuni potrebbero negare questa considerazione. Ma costoro dovrebbero chiedersi come mai il Regno Unito, in condizioni economiche peggiori dell’Italia, il Giappone con un debito doppio del nostro (230% del Pil) e altri messi peggio di noi sono ritenuti più affidabili dell’Italia sul piano della sostenibilità del debito. La risposta è che, potendo contare sulla sovranità monetaria, possono stampare moneta e comprarsi il loro debito nelle aste di rifinanziamento.

Quando l’Italia è entrata nell’euro ha in realtà denominato in valuta straniera il proprio debito, perdendo la capacità sovrana di gestirlo via azioni di politica monetaria. E ciò è successo non tanto per la cessione di sovranità in sé, ma perché lo statuto della Bce, per diktat tedesco, non le permette di agire come prestatore illimitato di ultima istanza, anche capace di comprare debito in caso di necessità. Tale considerazione ci porta all’individuazione del punto: o la Bce cambia statuto e compra titoli di debito italiano e di altri nell’eurozona in caso di necessità, per tenere bassi i costi di rifinanziamento ed evitare contagi di sfiducia, oppure all’Italia conviene tornare alla sovranità monetaria.

Tale alternativa non vuol dire che sia interesse italiano uscire dall’euro, ma significa che l’Italia potrà restare nell’euro con vantaggio solo se il trasferimento della sovranità monetaria e di bilancio le verrà parzialmente tornato almeno sul piano delle garanzie basiche. E se vi sarà una vera confederazione europea con una politica economica di area capace di compensare gli squilibri dovuti alla partecipazione di economie con diversa forza alla stessa moneta. A tali condizioni il trasferimento di sovranità economica diverrebbe sensato, sostenibile e base di vantaggi futuri dovuti alla creazione di un mercato integrato. Senza tali condizioni no.



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COMMENTI
16/01/2012 - ultimatum alla Merkel (bianca tinti)

Mi conforta l'analisi di un economista di alto livello che condivido in pieno. Questo sarebbe veramente un modo di partecipare "a testa alta" all'Europa: con coraggio, autostima e visione strategica. Ritengo che un simile approccio potrebbe incrinare la posizione della Merkel ed essere persino seguito da altri Paesi, come la Spagna, ad esempio. Anch'io mi auguro che altri analisti considerino e diffondano l'opzione qui presentata a sostegno, seppure "esterno", delle trattative del nostro governo per ridare efficace credibilità all'Italia. Grazie.

 
16/01/2012 - europeismo all'italiana (francesco taddei)

l'europeista monti, come tutti gli italiani, pensa che l'italia debba sempre fare un passo indietro e gli altri due passi avanti.