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FINANZA/ Gentili: così la Merkel lascia l'Europa in balia dei grandi fondi americani

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

È così. Del resto, in Francia si vota tra tre mesi. Negli Stati Uniti si vota a novembre, e l’Europa è diventata materia di dibattito. In Germania, infine, si vota nel 2013 e tutti i sondaggi suggeriscono alla Merkel che se si mostra  intransigente nei confronti degli Stati europei, la sua popolarità sale, mentre se viene incontro ai paesi più deboli, scende. Inoltre, in tutti i Länder in cui si è votato di recente ha perso.

Draghi ha detto che non bisogna dipendere dalla agenzie di rating. Perché, allora, l’Europa, non ne costituisce una propria?

Dopo lo scoppio della grande crisi dei subprime, e quando essa si trasferì all’Europa, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2009, ci fu un acceso dibattito in tal senso, mentre la Merkel e Sarkozy promisero che, quanto prima, l’Ue avrebbe avuto la propria agenzia. Non se ne fece e non se ne sta facendo nulla. Perché, anche in questo caso, l’Europa non riesce a decidere.

Semplicemente non riesce a decidere, o sono tanti e tali gli interessi in ballo che non riesce a muoversi?

È evidente che ci siano sotto battaglie di interessi feroci. Del resto, in un’Europa con 17 velocità differenti, se consideriamo l’eurozona, o 27 se guardiamo all’Ue, ci sono differenze produttive, occupazionali e sociali talmente elevate da rendere, spesso, gli interessi nazionali inconciliabili tra di loro. Inoltre, nel board delle agenzie di rating, in effetti, ci sono fior di azionisti privati e fondi di investimento americani.

Ci spieghi meglio

Non possiamo prescindere dai grandi fondi. Basti pensare che circa metà del debito italiano è in mano estera, quindi ai fondi di investimento. Inoltre, uno dei motivi che stanno allarmando la situazione in generale, è la ritirata dei fondi americani e inglesi dall’Europa. I mercati sono prevalentemente costituiti da queste istituzioni finanziarie. Ed è per questo che, prevalentemente, parlano inglese o americano.

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