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Economia e Finanza

LIBERALIZZAZIONI/ Il notaio: prezzi e concorrenza, ecco cosa potrebbe davvero accadere

Liberalizzare la professione del notaio non comporta automaticamente, spiega MATTIA D’AMATO, una riduzioni dei prezzi, né un miglioramento dei servizi resi alla clientela

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Liberalizzare, specie in seno al mondo delle professioni, non sempre corrisponde a prezzi più bassi e servizi migliori; come se quanti si trovassero senza le tutele e i privilegi di un tempo facessero, improvvisamente, a gara tra di loro per rendere ai clienti servigi eccellenti riducendone i costi. Per questo, Mattia D’Amato, notaio interpellato da ilSussidiario.net, resta perplesso di fronte all’ondata liberalizzante che sta per investire ogni settore della vita pubblica ed economica italiana. Compreso il suo, dato che il pacchetto che sarà varato, secondo le intenzioni del governo, entro fine mese, non colpirà solamente i taxi e farmacie. «Le criticità ci sono, eccome, perché si lavorerà meno. E noi, a causa della crisi, come del resto è accaduto in moltissimi altri settori, abbiano già subito un drastico ridimensionamento del lavoro, pari al 38%». L’idea del professore della Bocconi è quella di ampliare la pianta organica e di abolire le tariffe minime. «Già in precedenza - spiega D’Amato - avevamo aumentato le sedi, su richiesta del precedente governo e il decreto in esame potrebbe ulteriormente penalizzarci».

Ecco cosa potrebbe accadere: «Un notaio riesce a condurre la propria attività proprio in ragione della quantità di lavoro che deve svolgere, se continua a fare un tot di atti al mese. Ma se, da 80 atti, ad esempio, passa ad averne 40, non riesce più a mantenere i dipendenti.  E i nostri dipendenti, in genere, sono moltissimi, ovviamente tutti assunti e in regola, il che determina costi molto elevati». Tutto ciò, quindi, servirà a qualcosa? «Non credo che questi provvedimenti possano incidere realmente sull’andamento dell’economia italiana. Come non credo che, se il fine è quello di abbassare i prezzi, si possa lasciare la professione in balia delle decisioni del mercato». Secondo D’Amato, infatti, «i principi della concorrenza relativi alla compravendita di prodotti non possono essere, infatti, applicati ai notai. Valutarne l’operato, così come valutare quello di un altro professionista, non è impresa analoga alla stima di un qualunque prodotto in commercio». In sostanza, fare il paragone tra notai, non è come farlo tra detersivi.