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QUALCOSA DI SINISTRA/ Liberalizzazioni, tutti i "trucchi" di Monti

Pubblicazione:mercoledì 18 gennaio 2012 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 18 gennaio 2012, 10.21

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Infine: si parla di abolire il mono-mandato per gli agenti assicurativi e di scorporare la Snam dall’Eni. Vediamo. Bersani cinque anni fa liberalizzò il plurimandato. E il fenomeno fiorì, poi si stabilizzò. Si vuole introdurre la riforma? Si interpellino gli agenti, ormai categoria mista, e si decida con loro, ma senza illudere nessuno che un’eventuale modifica alla normativa vigente sprigioni chissà quante migliaia di posti di lavoro in un settore che - il caso Fonsai è lì a dimostrarlo - sta riducendo strutturalmente i suoi margini di redditività.

E l’energia? Dunque, vediamo: l’unico settore delle utility seriamente liberalizzato è stato quello dell’elettricità. L’Enel che, prima della “cura”, aveva il 90% del mercato nazionale, è stato obbligato per legge a una dieta dimagrante da collasso e si è ridotto al 25%, investendo all’estero per recuperare business. L’intelligente risultato è stato quello di dare spazio nel nostro mercato a monopolisti pubblici o colossi parapubblici stranieri come Edf o E.on. E il costo del kilowatt è salito, salito, salito inesorabilmente fino a diventare il più caro d’Europa. Perché? Perché, come dice un economista del calibro di Giulio Sapelli, è impensabile liberalizzare a valle un prodotto che a monte è monopolistico, come il gas o il petrolio o ciò che ne deriva, l’elettricità. Discorso che vale, pari pari, per il gas.

Se il governo avesse polso, imporrebbe - verbo scelto non a caso - agli enti locali recalcitranti di realizzare i nuovi rigassificatori che permettono la diversificazione delle fonti di approvvigionamento del gas ed è lì che una certa, relativa maggior concorrenza potrebbe essere trovata. Insomma: liberalizzare sì, ma senza illudersi e senza illudere.



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COMMENTI
18/01/2012 - Ma si crescerà con le liberalizzazioni? (paolo paoletti)

Ottimo articolo che condivido totalmente, infatti credo, ma perchè osservo qeullo che sta accadendo (e guardare la realtà serve più che mille ragionamenti su essa), che ogni liberalizzazione raggiunga nel breve quello che si è prefissata, ma sul lungo termine può generare situazione inaspettate (cito come esempio la liberalizzazione del trasporto nel Regno Unito e quante illusioni a creato e oggi che le gestisce!) Sarebbe interessante che, oltre alle liberalizzazioni, si parli di progettualità reale su come ridare vita all'essere imprenditori in modo da generare quel desiderio di mettersi in proprio a afre qualcosa che possa cambaire sia la vita di colui che fa impresa che di chi gli vive intorno. Parliamo di apprendistato, parliamo di come il lavoro manuale sia un reale fattore di crescita per un paese, parliamo di industria dove si fannno i prodotti. Parliamo e realmente industriamoci affinchè con ogni mezzo e idea si possa ridare vita a quello che nel nostro Paese è realmente l'humus della nostra società. Credo che la guerra alle lobby o alle corporazioni (non dimentichiamoci il valore delle corporazioni che nei secoli hanno dato lustro all'Italia) no sia un fattore che genererà una crescita reale, ma colpirà ancora il già fragile desiderio che l'Uomo strutturalmente possiede e che, se educato e accompgnato, genera un valore per se e per gli altri, diventando una forza invincibile, perchè non ricattabile dalle inevitabili fatiche e sconfitte del cammino del vivere.