BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ 1. Dalla Grecia un nuovo pericolo per l’Italia (e l’Europa)

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Perché se l’euro dovesse trovarsi in difficoltà molto serie ci sarebbero ripercussioni in tutto il mondo, in particolare negli Stati Uniti, che sarebbe colpiti immediatamente dalla “bufera”. In qualche modo, quindi, i soggetti interessati a normalizzare la situazione vanno oltre i membri dell’Eurozona. Sarà comunque importante, nelle azioni coordinate che verranno prese, cercare di non fare errori o, diversamente, di correggerli in tempi molto rapidi.

 

Una rapidità che non si è vista nel caso della Grecia, la cui situazione continua ad aggravarsi.

 

La Grecia, data la ristrutturazione di cui si sta discutendo, viene ormai tecnicamente riconosciuta in default dai mercati. Penso che in ogni caso un accordo in extremis, come è avvenuto finora, verrà trovato. Il problema vero è un altro: fare in modo che questo default non vada a investire i grandi paesi, in particolare l’Italia. Non perché il nostro Paese sia particolarmente debole, ma perché se andasse in default si creerebbe lo “tsunami” di proporzioni globali di cui parlavo prima. Ritengo quindi che ci sia un interesse mondiale affinché questa situazione venga risolta. L’alternativa, infatti, è una situazione di forte e imprevedibile instabilità.

 

Ma se il nostro Paese non è esposto verso Atene, come potrebbe rimanere coinvolto in un suo fallimento?

 

La Grecia in quanto tale non è un Paese che potremmo definire “avanzato”, però fa parte di un’area monetaria importante. Il suo fallimento sarebbe un fatto straordinario e potrebbe diventare un evento che genera aspettative su altri fallimenti. Il ragionamento degli investitori sarebbe: fallito uno Stato potrebbe fallirne un altro.

 

La strategia di Mario Monti per affrontare la crisi dell’Italia prevede anche una serie di incontri nelle capitali europee. Come va giudicato quello avvenuto ieri a Londra con Cameron?

 

È un incontro importante principalmente per due ragioni. La prima è riportare completamente la Gran Bretagna nel dialogo interno all’Ue. Lo ritengo inevitabile, perché se dovesse esserci una crisi dell’eurozona anche Londra ne sarebbe coinvolta e dunque ha tutto l’interesse a dare il suo contributo affinché ciò non accada. La seconda è che la City rappresenta il vero grande centro finanziario europeo, anche se si trova fuori dall’Eurozona. La visita di Monti nel cuore della finanza europea è quindi fondamentale vista la situazione sui mercati del nostro Paese.

 

Una situazione che potrebbe peggiorare: dopo il downgrade operato da Standard & Poor’s, il nostro Paese potrebbe subire presto anche quello di Fitch.