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FINANZA/ 1. Dalla Grecia un nuovo pericolo per l’Italia (e l’Europa)

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Tutti guardano ai voti che danno le tre grandi agenzie di rating. Il problema è che valutare le aziende (in un modo che per di più si è spesso rivelato sbagliato) o gli Stati non è la stessa cosa. Dare un voto agli Stati vuol dire in certo senso fare politica estera e non è di certo questo il compito delle agenzie di rating. Esse non vanno quindi “buttate a mare”, ma i loro giudizi rischiano di avere troppo peso, specie nei casi di quei fondi di investimento che non possono per regolamento acquistare titoli che hanno una valutazione inferiore a una determinata lettera.

 

Un’ultima considerazione Professore: per far fronte alla recessione nel nostro Paese sarà importante il ruolo del credito. Purtroppo, però, la liquidità che la Bce ha messo a disposizione delle banche non arriva all’economia reale. Perché?

 

Questo si deve alla paralisi dei mercati. Non è la prima volta che accade: è la stessa situazione verificatasi nel semestre ottobre 2008-marzo 2009. Una paralisi in cui il rischio controparte era andato alle stelle ed è ritornato a livelli accettabili solo quando si è ristabilito un certo grado di fiducia fra le istituzioni bancarie. Ora, il fatto positivo è che la liquidità c’è. Tuttavia, essa è necessaria, ma non sufficiente. Il credito, infatti, è il risultato di un clima di fiducia che si è rotto e che va ricostituito. E la Bce, purtroppo, può solo favorire questo processo.

 

(Lorenzo Torrisi)

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