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GEOFINANZA/ Così la Merkel ci ha fatto perdere la "guerra" con gli Usa

JAMES CHARLES LIVERMORE conclude il suo percorso di ricostruzione della crisi finanziaria globale, caratterizzata da una guerra valutaria tra Europa, Cina e Stati Uniti

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All’alba del 14 dicembre 2010 sulle sponde dell’Atlantico comincia il fuoco di artiglieria. A sparare non sono divisioni armate, ma le ben più temute agenzie di rating. S&P’s annuncia un outlook negativo sul merito creditizio del Belgio. Il giorno successivo lo stesso trattamento è riservato alla Spagna e poi il 16 alla Grecia. Il 17 il rating della Repubblica d’Irlanda è abbassato di cinque punti in un colpo solo e tre giorni dopo la scure cade su trenta banche e due governi regionali spagnoli. A ridosso di Natale, il debito greco rischia di scivolare sulla tripla C (ci arriverà pochi mesi dopo) e il Portogallo vede il proprio rating abbassato di due livelli. La guerra delle tre monete è iniziata.

Liberiamo il campo dagli equivoci. I downgrade del merito creditizio sono sempre esistiti (così come i legami tra politica, lobbies e finanza) e non serve la sfera di cristallo per trovare la prima di alcune coincidenze curiose: i principali azionisti delle agenzie di rating sono gli stessi nomi che figurano alla testa del sistema finanziario americano. Si tratta di State Street, Fidelity, Vanguard, Blackrock (di nuovo loro) e Capital World Investor. Quest’ultimo sarebbe il più grande fondo al mondo per gestione patrimoniale, ma il condizionale è obbligatorio: il gruppo rifiuta categoricamente di pubblicare qualsiasi dato lo riguardi (non male per il primo azionista di un’agenzia, S&P’s, che predica trasparenza a colpi di rating). Anche la tempistica e i bersagli di questa raffica di annunci meritano una lettura attenta.

Due dati, innanzitutto. La tripla A degli Stati Uniti è rimasta intatta dal 1991 fino a pochi mesi fa, quando la situazione delle finanze pubbliche americane non poteva più giustificare un rating ai massimi livelli (era l’epoca in cui sulla questione dei tagli al deficit tra Repubblicani e Democratici volavano stracci). In quel caso, le agenzie di rating si mossero con i guanti di velluto: il downgrade arrivò in un anonimo venerdì di agosto, a borse chiuse, e nell’annuncio le agenzie mostrarono un’insolita cautela. Un altro Paese che ha molto a cuore le sorti della finanza, la Gran Bretagna, è scampato al rigore delle agenzie in più di un’occasione e oggi mantiene intatta quella tripla A che gli fu assegnata nel lontano 1978.

I colpi sull’eurozona continuano per tutto il 2011, con una curiosa tendenza a concentrarsi a ridosso dei meeting europei: in prossimità del summit di marzo 2011 (all’ordine del giorno c’è il dibattito sull’unione fiscale), arrivano tagli per Cipro, Grecia, Spagna e Portogallo. A ridosso del summit di luglio (questa volta si discute dell’emergenza ellenica), le agenzie decidono per un giro di vite su Portogallo, Grecia e Irlanda.


COMMENTI
19/01/2012 - Chiamare le cose per nome (Gianluca Lapini)

Ringrazio il misterioso Mr. Livermore per questa serie di articoli con cui ci ha ricordato che la presente crisi viene da lontano. Non sono in grado di entrare nel merito sulla correttezza di molte delle sue interpretazioni, ma sul fatto che quanto sta succedendo sia la manifestazione di una "guerra" finanziaria (toglierei anzi le virgolette) in corso fra le potenze mondiali mi sembra che ci sia poco da discutere. In altri tempi per molto meno una guerra vera sarebbe già scoppiata. Così come il sistematico tartassamento dei popoli avrebbe fatto scoppiare qualche rivoluzione. Speriamo che la gente continui ad avere pazienza.

 
19/01/2012 - Three currencies war (Giuseppe Crippa)

Un grazie a JC Livermore per l'esauriente analisi e soprattutto per la definizione di “Guerra delle tre monete” cui auguro tanta fortuna (tra gli storici dell'economia ed a guerra finita, ovviamente)