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Economia e Finanza

FINANZA/ Campiglio: il test di gennaio per scongiurare un nuovo crac

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Ho letto recentemente un rapporto dell’Istat che mi sembrava un poco sopra le righe. Ma, a parte questo, sono rimasto impressionato da un titolo del L’Unità di qualche giorno fa: “Gli immigrati ci salveranno”. A mio avviso questa è una linea disastrosa. Facciamo solo alcuni conti: nel giro di sette anni noi abbiamo accolto 5 milioni di persone, ma il Pil pro capite degli italiani è diminuito. Nello stesso tempo la popolazione italiana residente, tra i 20 e i 40 anni, è diminuita. Ora, non considerare queste cose, rassegnarsi di fronte a questo modello di sviluppo, significa aver perso il legame con i fatti e andare verso un rapido declino.

 

In Italia, Paese cattolico, sembra che siamo degli specialisti a non fornire alcuna seria politica di sostegno per le famiglie.

 

Queste cose le dico da anni e anch’io rimango sorpreso. Alla fine noi accogliamo tutti e stiamo male noi e quelli che arrivano. Mentre guardo, ad esempio, alla Svezia, che è un Paese in forte crescita. Lì, l’immigrazione è di alto livello e ora hanno deciso di aprire a un livello medio. Insomma, c’è una forma di regolamentazione. Puntare invece su un modello di sviluppo dove si dice che “gli immigrati ci salveranno” significa un disastro. E poi è anche sbagliato.

 

Perché?

 

Le bandati ucraine che vengono da noi, una volta mandati i risparmi a casa e quando il loro Paese crescerà, ritorneranno, tra cinque o sei anni, in Ucraina. E allora, che cosa faremo? Mi sembra che in questo modo possiamo aggiungere danni a quelli già fatti.

 

(Gianluigi Da Rold)

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