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SCENARIO/ 1. Ecco la regola tedesca che "condanna" Monti

L’impostazione tedesca rigorosa sui conti pubblici potrebbe portare a nuove manovre molto pesanti per gli italiani. Una cosa di cui Monti però non parla. Il commento di MICHELE ARNESE

Mario Monti (Infophoto) Mario Monti (Infophoto)

La vulgata economica e politica che si ripropone nel 2012 è la seguente: se l’Italia non fa i compiti a casa, ovvero non taglia la spesa, non aumenta le tasse e non liberalizza i mercati, rischia di mandare in frantumi la costruzione europea. Alla base della vulgata, ammannita dalle istituzioni europee, accettata dall’Italia e propagandata dalla grande stampa, c’è un dogma: per contrastare la crisi dei debiti sovrani in Europa occorre che gli stati in disavanzo portino in pareggio i conti pubblici dimostrando così che non genereranno altro debito pubblico. Peccato che nel frattempo a forza di tagli alle spese e di aumenti di tasse il Pil s’afflosci ulteriormente. Così per raggiungere l’obiettivo del pareggio dei bilanci statali bisogna ridurre altra spesa o racimolare altre entrate. Chiamasi circolo vizioso.

I teorici della vulgata hanno la soluzione pronta: per far crescere il Pil serve liberalizzare i mercati. Bene. Cosa buona e giusta. Peccato che poi a mezza bocca si dica che sì, effettivamente, le liberalizzazioni non hanno effetti positivi immediati in termini di Pil, servono molti mesi, forse anni. Senza considerare che se di vere liberalizzazioni si trattasse, la maggiori opportunità a chi resta fuori dai mercati a causa di barriere spesso desuete provocherebbero anche in una prima fase diminuzioni di reddito, risparmio e consumi a chi è dentro quel recinto finora protetto.

La vulgata non valuta un’impostazione diversa. La crisi del debito sovrano è europea: i fondi americani e asiatici si ritirano dall’Europa, non solo dall’Italia, perché non è un’area attrattiva economicamente rispetto ad altre aree, e sono scettici sulla sostenibilità di molti debiti pubblici. Non solo i titoli statali italiani sono meno appetiti, ma anche quelli spagnoli, talvolta pure quelli francesi e prima o poi, chissà, pure i portentosi Bund tedeschi.

Se si abbandona la vulgata dominante, e si considera che la crisi è europea, la risoluzione non può che essere europea. E siccome nell’Unione europea il Paese che detta legge, pardon il Paese guida, è la Germania, la crisi si risolverà più velocemente quando saranno abbandonate strategie e politiche teutoniche su finanza pubblica, politica economica e istituzioni.

Partiamo dalla finanza pubblica. Il pareggio di bilancio voluto dalla Germania può anche essere assurto a totem, ma in questi giorni si dovrebbe parlare soprattutto d’altro. Si dovrebbe parlare del debito pubblico. Una ricostruzione inappuntabile di Marco Valerio Lo Prete su Il Foglio della scorsa settimana ha dimostrato che la regola capestro secondo la quale gli Stati che hanno un rapporto debito-Pil superiore al 60% devono ridurlo di un ventesimo all’anno è già in vigore. Sì, proprio così: è già in vigore da quest’anno. Questo significa che l’Italia deve apprestarsi dal 2012 ad approntare manovre per tagliare il debito di circa 50 miliardi di euro l’anno (sì, cinquanta, proprio cinquanta).