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LIBERALIZZAZIONI/ Ordini e professioni: così Monti "copia" le idee di Tremonti

Pubblicazione:venerdì 20 gennaio 2012 - Ultimo aggiornamento:venerdì 20 gennaio 2012, 11.22

Giulio Tremonti e Mario Monti (Foto Imagoeconomica) Giulio Tremonti e Mario Monti (Foto Imagoeconomica)

LIBERALIZZAZIONI MONTI: ORDINI E PROFESSIONI «Buona parte dei provvedimenti contenuti nel decreto liberalizzazioni non fanno altro che "fotografare" una realtà che esiste già. I singoli ordini professionali negli scorsi anni hanno già avviato una riforma interna, che il pacchetto Monti in molti casi si limita a recepire». È il commento di Alessandro Solidoro, presidente dell’ordine dei Commercialisti di Milano, sulla norma che sarà approvata oggi dal Consiglio dei ministri. Per l’esperto, più che rappresentare una rivoluzione la riforma di Monti si limita a proseguire sulla stessa linea del “decreto stabilità” approvato da Tremonti lo scorso agosto. Anche se esistono alcune novità che invece di favorire una concorrenza trasparente rischiano di ostacolarla. Prima fra tutte l’abolizione totale delle tariffe minime, sulle quali l’ordine dei Commercialisti consente già di derogare, pur mantenendo un riferimento in modo che gli utenti del servizio possano fare un raffronto.

Dottor Solidoro, è soddisfatto delle novità contenute nel decreto liberalizzazioni?

La liberalizzazione delle professioni prevista dal governo è figlia del decreto di stabilità dell’agosto 2011. Pur avendo introdotto alcuni provvedimenti sul tirocinio, le tariffe, l’accesso alla professione e la pubblicità, in buona parte sono fenomeni di innovazione che la maggioranza delle professioni italiane avevano già adottato nei loro ordinamenti. Ci sono quindi pochi elementi di vera novità. Su questo ambito di riforma da parte dei dottori commercialisti c’è un atteggiamento di generale condivisione. L’unica perplessità è sulla norma che prevede l’accesso delle società di capitali nelle società professionali. Si tratta di un provvedimento che ha una portata amplissima, e che va regolamentato in modo più preciso. Occorre infatti riflettere sul potenziale conflitto d’interesse tra alcuni soci di capitale e lo svolgimento delle prestazioni professionali, soffermandosi sul meccanismo di governance e di remunerazione.

Da domani però i professionisti italiani saranno costretti ad accettare una maggiore concorrenza…

Innanzitutto, occorre tenere conto di un dato: i dottori commercialisti in Italia sono 120mila contro i 30mila della Francia. È quindi sbagliato affermare che in Italia vi siano pochi professionisti, in quanto lo stesso vale per esempio anche per gli avvocati, quasi 300mila in Italia, un numero che non ha paragoni a livello globale. Se per concorrenza si intende poter scegliere tra un adeguato numero di professionisti, il loro numero in Italia è già fin troppo ampio.

Il decreto del governo Monti è stato presentato come un punto di svolta per le professioni…


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