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Economia e Finanza

LIBERALIZZAZIONI/ Avvocati: liberalizzarli significa vendere gli studi alle banche?

Giudici e Avvocati (Infophoto)Giudici e Avvocati (Infophoto)

Per questo parlare di liberalizzazione per la categoria degli avvocati, dove vige già – di fatto – una situazione da libero mercato e un’esasperata concorrenza, con una progressiva dequalificazione della professione forense (in Italia il numero degli avvocati è circa sei volte quello dei francesi, cinque quello dei tedeschi e un quarto di tutti quelli d’Europa), è puro slogan ideologico o mera propaganda politica: al contrario, ciò di cui c’è veramente bisogno è tornare ad una forma più efficace di protezione di questa delicata professione, a tutela dei cittadini e dei giovani che intraprendono la strada dell’avvocatura (per i quali, paradossalmente, nell’attuale situazione fuori controllo, si profila un futuro molto incerto e difficile).

Una riforma della legge professionale (che risale agli anni Trenta), approvata da tempo in Senato e in attesa di esame alla Camera (elaborata con il consenso di tutte la principali istituzioni e associazioni di categoria), prevede un accesso più selezionato, un allargamento dei membri dei Consigli degli Ordini più numerosi, una diversa e più efficace forma dei controlli disciplinari e altro e, pur essendo criticabile sotto alcuni profili, va certamente nel senso di una maggior tutela per i cittadini che devono avvalersi del servizio dell’avvocato.

Le poche, ma rilevanti novità introdotte dal Governo per la professione forense, viceversa, rischiano di accentuare gli aspetti dequalificanti della stessa.
Sono state abolite le tariffe forensi: esse erano una garanzia per il cittadino, un punto di riferimento (peraltro, non aggiornate da tanti anni, erano più penalizzanti per gli avvocati, che non per gli utenti); la corsa al ribasso, cui tende il provvedimento, porterà probabilmente all’offerta di un servizio più scadente (si pensi, ad esempio, che i costi principali per uno studio legale sono quelli di organizzazione dello studio, della segreteria e dei collaboratori che permettono al titolare un costante aggiornamento, lo studio dei fascicoli e le ricerche giurisprudenziali, la predisposizione accurata degli atti, la preparazione con il cliente delle udienze e la presenza alle stesse, la possibilità di seguire tempestivamente tutti i passaggi del fascicolo processuale attraverso le cancellerie, il rispetto dei termini, ecc.).

Inoltre, chi si avvantaggerà della mancanza delle tariffe, saranno principalmente le grandi imprese, assicurazioni e banche che, in forza del loro potere come committenti, imporranno agli avvocati tariffe bassissime, nella linea di un profitto immediato, ma nella miopia di non rendersi conto delle conseguenze negative, nel tempo, dell’usufruire di un’assistenza di livello sempre più basso.

Si è posto, infine e ovviamente, il problema della liquidazione delle spese legali da parte dei magistrati (ad esempio, in caso di lite tra cliente e professionista) e si sono previste tariffe di riferimento presso il Ministero competente (a riprova della necessità di un punto di riferimento tariffario).


COMMENTI
24/01/2012 - rispondo dal mondo reale (andrea ghidina)

Redistribuzione: si toglie agli avvocati per dare ai loro clienti (certo, se si tratta di banche, assicurazioni e grosse imprese). 240 mila avvocati (tra vecchi e nuovi): non è che non ci sta bene, è che è davvero curioso sostenere che non ci sia concorrenza. L'abolizione dei minimi ha ottenuto che il prezzo lo faccia il cliente, se ha forza contrattuale (mi è successo così con una banca, ma ho già detto che non accadrà più). Ma poco o nulla più; o le associazioni dei consumatori sono in grado di misurare di quanto il decreto Bersani abbia "liberalizzato"? Sono calate le parcelle medie dei legali? E' calato il costo medio di qualche pratica? A me pare tutto fumo

 
24/01/2012 - Si chiama concorrenza: benvenuti nel mondo reale (Moeller Martin)

Quello che voi lamentate è un mercato aperto, che si sviluppa sulla concorrenza, e non sui numeri chiusi e le caste con garanzia di impiego e reddito alle spalle degli altri. Giusto per la cronaca, è il tipo di mercato nel quale si batte da anni tutta quella parte dell'Italia produttiva che non vive di assistenza e di commesse pubbliche. Non vi piace? Bevenuti nel mondo reale. O pensate che alle industrie tessili sia piaciuto affrontare la concorrenza del mondo globalizzato? I nostri governanti mentono se indicano questa ed altre delle loro liberalizzazioni come fonte di crescita, perchè si tratta di pura redistribuzione: tolgono agli avvocati per dare ai loro clienti. Anzi, nel immediato queste misure rischiano di essere recessive. Forse si poteva non farle adesso, e senz'altro non andavano fatte per celare l'incapacità della banda Monti di fare le vere riforme strutturali per le quali sono stati assunti. Ma si tratta pur sempre di interventi dovuti. Perchè non si può collocare una parte del paese nell'isola felice del protezionismo esasperato, mandando nel contempo gli altri (parliamo dei bastardi evasori che mandano avanti le imprese o comunque lavorano in proprio) al massacro oberati da tasse, delinquenza, corruzione, inefficenza ed ideologie rosse. Non vi stanno bene 240.00 nuovi avvocati? In un paese libero nessuno può prescrivere la scelta professionale.

 
23/01/2012 - Complimenti per la chiarezza (andrea ghidina)

L'articolo è di chiarezza esemplare. Grazie. Peccato che non viene pubblictao sulla prima pagina, che ne so, del Corriere, del Sole 24 ore o anche (ahimè) di Avvenire (cfr l'editoriale di ieri). Un esempio: grazie alle lenzuolate di bersani, sto per litigare con una grande banca, per aver seguito, da domiciliatario, un'esecuzioni immobiliare. E' bene che si sappia che, alla fine, alcuni adempimenti (anche di una certa mole e di una certa responsabilità) li avrò fatti gratis. Ovviamente è l'ultimo incarico che accetterò, di questo tipo: ci sarà però qualche avvocato, probabilmente più giovane, che, per disperazione, ne accetterà e lavorerà "a prezzo di costo". L'Italia sarà salvata da queste "liberalizzazioni"? Le associazioni dei consumatori sono in grado di illustrare (con la stessa chiarezza con cui Paolo Tosoni spiega i benefici per banche ed assicurazioni) i reali vantaggi per il cittadino?

 
23/01/2012 - liberalizzazioni (giuseppe gibilisco)

Non posso che condividere quanto scrive Paolo , valutazione questa già emersa nell'assemblea LAF in occasione del meeting. 2011