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LIBERALIZZAZIONI/ Avvocati: liberalizzarli significa vendere gli studi alle banche?

Pubblicazione:lunedì 23 gennaio 2012 - Ultimo aggiornamento:lunedì 23 gennaio 2012, 17.57

Giudici e Avvocati (Infophoto) Giudici e Avvocati (Infophoto)

Il governo ha varato il decreto legge per la concorrenza e le liberalizzazioni, in un’ottica di apertura dei mercati. È certamente una grande novità e un passo importante per sostenere il cambiamento che il Paese deve fare per affrontare e uscire da questo periodo di grave crisi. Il provvedimento, però, tocca molte categorie diverse tra di loro e, proprio su questa diversità, è necessaria una riflessione per comprendere ciò che è utile e ciò che può, viceversa, risultare dannoso nel tempo.

Ci occupiamo in questo articolo della liberalizzazione della professione forense e, prima di affrontare le novità introdotte dal Consiglio dei Ministri, è necessario delineare sinteticamente le caratteristiche e il ruolo degli avvocati.

L’avvocato, come noto, è parte necessaria dei processi (nel processo penale, ad esempio, è d’obbligo il difensore d’ufficio per l’imputato che sia sprovvisto di quello di fiducia), ossia il cittadino non può difendersi da sé: le ragioni di questo principio stanno nel fatto che essendo la legislazione vasta e complessa e i meccanismi processuali conosciuti solo dagli operatori della giustizia (magistrati, avvocati e cancellieri, ecc.), il cittadino autonomamente non è in grado di esercitare la propria difesa.

Ne consegue che la persona o l’impresa, che avvia o subisce un processo, inevitabilmente si affida all’avvocato, il quale diventa tutore di suoi interessi primari quali la libertà, il lavoro, gli interessi economici, le problematiche familiari, il rapporto con la Pubblica Amministrazione, ecc.: il professionista, quindi, tutela interessi rilevantissimi e costituzionalmente garantiti del cittadino, il quale difficilmente è in grado di capire se l’avvocato a cui si è affidato stia curando in modo serio e competente questi suoi interessi, se effettivamente il servizio che gli sta rendendo sia utile e non dannoso.

Per questa ragione la professione forense è una professione "protetta": attraverso il titolo qualificante (l’esame di Stato), la formazione e l’aggiornamento (resi obbligatori con il sistema dei crediti formativi annuali), l’iscrizione all’albo e il controllo disciplinare (esercitato dai Consigli degli Ordini). Questa protezione, nell’esclusivo interesse del cittadino utente, negli ultimi anni si è molto affievolita: la mancanza del numero chiuso alle facoltà di giurisprudenza (spesso rifugio di chi non passa le selezioni di altre facoltà) porta annualmente migliaia di laureati in legge allo svolgimento della pratica forense e all’esame di Stato che, essendo poco selettivo, ha permesso che la categoria oggi conti circa 240.000 avvocati in Italia; questo numero esorbitante impedisce, in concreto, un controllo reale sia sulla formazione dei professionisti, sia sui loro comportamenti (per fare un esempio: il Consiglio dell’Ordine di Milano, composto da 15 consiglieri, dovrebbe garantire il controllo formativo e deontologico di quasi 20.000 avvocati, il che realisticamente è impossibile).


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COMMENTI
24/01/2012 - rispondo dal mondo reale (andrea ghidina)

Redistribuzione: si toglie agli avvocati per dare ai loro clienti (certo, se si tratta di banche, assicurazioni e grosse imprese). 240 mila avvocati (tra vecchi e nuovi): non è che non ci sta bene, è che è davvero curioso sostenere che non ci sia concorrenza. L'abolizione dei minimi ha ottenuto che il prezzo lo faccia il cliente, se ha forza contrattuale (mi è successo così con una banca, ma ho già detto che non accadrà più). Ma poco o nulla più; o le associazioni dei consumatori sono in grado di misurare di quanto il decreto Bersani abbia "liberalizzato"? Sono calate le parcelle medie dei legali? E' calato il costo medio di qualche pratica? A me pare tutto fumo

 
24/01/2012 - Si chiama concorrenza: benvenuti nel mondo reale (Moeller Martin)

Quello che voi lamentate è un mercato aperto, che si sviluppa sulla concorrenza, e non sui numeri chiusi e le caste con garanzia di impiego e reddito alle spalle degli altri. Giusto per la cronaca, è il tipo di mercato nel quale si batte da anni tutta quella parte dell'Italia produttiva che non vive di assistenza e di commesse pubbliche. Non vi piace? Bevenuti nel mondo reale. O pensate che alle industrie tessili sia piaciuto affrontare la concorrenza del mondo globalizzato? I nostri governanti mentono se indicano questa ed altre delle loro liberalizzazioni come fonte di crescita, perchè si tratta di pura redistribuzione: tolgono agli avvocati per dare ai loro clienti. Anzi, nel immediato queste misure rischiano di essere recessive. Forse si poteva non farle adesso, e senz'altro non andavano fatte per celare l'incapacità della banda Monti di fare le vere riforme strutturali per le quali sono stati assunti. Ma si tratta pur sempre di interventi dovuti. Perchè non si può collocare una parte del paese nell'isola felice del protezionismo esasperato, mandando nel contempo gli altri (parliamo dei bastardi evasori che mandano avanti le imprese o comunque lavorano in proprio) al massacro oberati da tasse, delinquenza, corruzione, inefficenza ed ideologie rosse. Non vi stanno bene 240.00 nuovi avvocati? In un paese libero nessuno può prescrivere la scelta professionale.

 
23/01/2012 - Complimenti per la chiarezza (andrea ghidina)

L'articolo è di chiarezza esemplare. Grazie. Peccato che non viene pubblictao sulla prima pagina, che ne so, del Corriere, del Sole 24 ore o anche (ahimè) di Avvenire (cfr l'editoriale di ieri). Un esempio: grazie alle lenzuolate di bersani, sto per litigare con una grande banca, per aver seguito, da domiciliatario, un'esecuzioni immobiliare. E' bene che si sappia che, alla fine, alcuni adempimenti (anche di una certa mole e di una certa responsabilità) li avrò fatti gratis. Ovviamente è l'ultimo incarico che accetterò, di questo tipo: ci sarà però qualche avvocato, probabilmente più giovane, che, per disperazione, ne accetterà e lavorerà "a prezzo di costo". L'Italia sarà salvata da queste "liberalizzazioni"? Le associazioni dei consumatori sono in grado di illustrare (con la stessa chiarezza con cui Paolo Tosoni spiega i benefici per banche ed assicurazioni) i reali vantaggi per il cittadino?

 
23/01/2012 - liberalizzazioni (giuseppe gibilisco)

Non posso che condividere quanto scrive Paolo , valutazione questa già emersa nell'assemblea LAF in occasione del meeting. 2011