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FINANZA/ Ecco il test greco che spaventa l’Europa

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E perché lo stesso Fondo mette tanta pressione sull’Iif perché chiuda le trattative, pur a condizioni decisamente sfavorevoli per i detentori? Semplice, perché la ristrutturazione del debito greco ridurrà la proporzione del nuovo pacchetto di salvataggio che andrà utilizzato per pagare le maturazione dei bonds. Quindi, il Fmi ha un incentivo in più e oltretutto ha tutto da guadagnare affinché i creditori accettino un accordo per loro sfavorevole, ovvero scadenze più lunghe sui nuovi bonds e coupon bassi, sotto il 3,5% o addirittura indicizzati al Pil greco. Non a caso, si parla di un concambio con nuove obbligazioni a 30 anni, mentre l’ipotesi iniziale del settembre scorso era attorno ai 15-20 anni: a conti fatti, a queste condizioni l’haircut che i creditori privati andranno a pagare sarà attorno al 70% (visto che il tasso di sconto della prima versione del programma di ristrutturazione era al 9%). Quindi, se c’è uno speculatore sulla scena, quello è il Fondo monetario internazionale, non gli hedge funds o le banche.

C’è poi la questione legata alla Bce. Essendo detentore di circa 55 miliardi di bonds greci, l’Eurotower sarebbe il soggetto più grande tra i creditori, ma il suo status istituzionale la esula dagli haircuts. Questo, però, solo se ai bonds greci non verrà retroattivamente applicata la clausola di class action, nel quale caso Francoforte potrebbe essere quasi costretta a pagare la sua parte. Questo cosa significherebbe? Se la Bce non partecipa, i bonds che detiene diventano senior per il mercato e questo significa che i circa 200 miliardi di obbligazioni italiane e spagnole acquistate dalla Bce attraverso il programma Smp diventerebbero anch’esse senior per il mercato. E questo non sarebbe certo un bel segnale da lanciare, in un periodo in cui Roma e Madrid ancora faticano a finanziarsi sull’open market. Inoltre, se la Bce non volesse partecipare, c’è sempre l’ipotesi che qualche soggetto privato coinvolto cerchi di trascinarla di fronte a una Corte di giustizia, non certo una posizione piacevole per un’istituzione di quel livello.

Se invece la Bce subirà l’haircut, le perdite saranno elevate ma non drammatiche, a fronte invece della grave situazione che causerebbe un downgrade del mercato a status di junior. La Bce ha circa 55 miliardi di bonds greci, quindi un haircut del 70% ridurrebbe il valore di quelle obbligazioni di 38,5 miliardi, portando la detenzione a 16,5 miliardi di euro. Ma l’Eurotower non ha comprato quei bonds alla pari, bensì a un costo medio attorno ai 70 cents, spendendo quindi circa 38,5 miliardi per il loro acquisto. La perdita netta, a fronte dell’haircut, sarebbe quindi di 22 miliardi di euro, molti ma non certo in grado di far fallire la Banca centrale.

Il fatto sostanziale, poi, è che, al netto della possibilità di accordo, Iif e governo greco stanno facendo i conti senza l’oste, visto che la scelta delle banche di vendere pacchetti di bonds e cds greci agli hedge funds, ha offerto a questi ultimi - per nulla interessati ad arrivare a un accordo e per questo nemmeno seduti a tavolo delle trattative - la possibilità di crescere di volume e boicottare quanto deciso ieri ad Atene: fonti londinesi parlano di un 20-25% di creditori privati della Grecia sconosciuti, la metà dei quali sarebbero fondi speculativi. E qui si apre un giallo.

Stando a Bloomberg, gli hedge funds più attivi già da settembre - nelle sale trading qualcuno azzarda che all’epoca fu la stessa Bce, guidata ancora da Trichet, a vendere titoli al 40% di sconto - sarebbero Saba Capital Management, CapeView Capital, York Capital Management e Och-Ziff, ma giovedì sera, interpellati da Reuters, gli ultimi due hanno negato di aver investimenti materiale nel debito greco, né di partecipare ad alcun livello ai colloqui sullo swap. Qualcuno non dice la verità, quindi.

Direte voi, ecco i soliti pescecani americani e inglesi che si gettano sulla carcassa dell’Europa. No, cari lettori, è il mercato: se qualcuno vende, qualcun’altro compra. E non si può pensare che poi rinunci a quanto gli è dovuto per quell’acquisto. Tanto più che il fondo più oltranzista nel difendere i propri diritti non è né londinese, né newyorchese, ma madrileno, la Vega Asset Management, la quale il 7 dicembre scorso ha comunicato via mail il proprio ritiro dai colloqui, perché riteneva troppo oneroso l’haircut del 50%. Spagnoli, amici miei.


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COMMENTI
24/01/2012 - haicut e rinvio del conto del sarto? (antonio petrina)

sembra che l'alternativa dei creditori greci sia stata ben descritta nel romanzo di L. Carrol citato da Keyens in Prospettive ,per cui il conto del sarto non va saldato,ma come sempre rinviato e così aumenta l'interesse composto per " salvarsi tutti insieme ".