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FINANZA/ Ecco il test greco che spaventa l’Europa

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I fondi speculativi, nei fatti, hanno due opzioni sul tavolo: essere pagati per quei bonds ai tassi astronomici che hanno raggiunto, oppure far scattare la clausola di default per attivare i contratti cds che hanno acquistato contestualmente ai bonds: l’unica ipotesi che li vedrebbe sconfitti e con perdite enormi, è proprio l’accordo sui tagli su base volontaria, fattispecie che evita il cosiddetto “credit event” per i cds. Inoltre, com’era ovvio, dei 206 miliardi di euro di debito ellenico detenuto dai creditori privati, la gran parte di quello acquistato negli ultimi mesi degli hedge funds è parte della tranche in scadenza il 20 marzo prossimo, data in cui Atene dovrà ripagare 14,4 miliardi e rischia di non poter onorare la scadenza. Fonti londinesi parlano di un ammontare dei bond a scadenza marzo 2012 in mano agli hedge funds non amplissimo, ma che qualcosa stia bollendo in pentola lo dimostra il fatto che i fondi hanno comprato le obbligazioni marzo 2012 a circa 40 centesimi sull’euro, mentre da ottobre in poi il prezzo è cominciato a salire, oscillando nel range 41,5-45 senza mai più scendere.

Inoltre, qualche fondo ha già ottenuto dei ritorni: stando a Exotix, azienda specializzata nell’investimento in bond illiquidi, la Grecia ha già pagato piccole tranche di maturazioni sia a dicembre che a gennaio. Per chi spera nel default, poi, la scadenza di marzo 2012 è fondamentale, poiché per il modo in cui i credit default swaps sono strutturati, una parte di investitori che detiene bonds greci ha solo un anno di tempo per rivalersi in caso di default. Passato un anno, i soldi spesi per il contratto cds a un anno, il più utilizzato nell’impacchettamento Bbg Basis, sono persi. E, passata quella scadenza monstre, firmato l’accordo e ottenuto dall’International swaps and derivatives association (Isda), la Confindustria dei derivati, che l’haircut concordato non rappresenti un credit event, tutti i cds greci diventeranno di fatto carta straccia (il nozionale di quei prodotti sul mercato è di 5,3 miliardi di euro).

Interessante, in tal senso, è il fatto che proprio ieri l’Isda abbia dichiarato che la bancarotta della Eastman Kodak, invece, rappresenta un “credit event” e si riservi di decidere riguardo le clausole dei cds a essa legati. Peccato che venerdì scorso, un bond a 2 anni della Kodak prezzasse quasi 7 centesimi di più di uno greco della stessa durata: altra arma nelle mani degli hedge funds, visto che la discrasia di valutazione appare palese e il comitato direttivo dell’Isda è formato da 12 banchieri su quindici membri. E non solo. Uno stock compreso tra 25 e 40 miliardi del debito greco in mano ai creditori privati, infatti, non fa capo alla legislazione ellenica, ma a quella britannica, notoriamente molto protettiva nei confronti dei creditori e contiene Collective action clauses, clausole che impongono che almeno il 66% dei creditori sia d’accordo rispetto a un determinato processo, in questo caso lo swap del debito di Atene.

Può sembrare una questione di lana caprina ma non lo è: primo, perché riguarda una porzione non frazionale dei 206 miliardi di debito in mano ai privati e, secondo, perché i detentori di bonds di tutta l’eurozona stanno guardando alla Grecia per capire se creerà un precedente pericoloso. Se infatti saranno abrogate le clausole contenute nei bonds ellenici sotto legislazione britannica, significherà sancire che non esiste più in circolazione debito esente da rischi e con forte protezione per i detentori. Insomma, quanto deciso sul debito greco sarà una framework di tutte le future bancarotte sovrane che l’Europa dovrà affrontare.

Inoltre, questo accordo rischia di innescare un effetto domino. La Grecia, infatti, potrebbe ottenere un forte sconto sul debito, oltre a liquidità a lungo termine e tassi relativamente bassi: chi vieterà, domani, di chiedere lo stesso trattamento a Irlanda e Portogallo, strozzate dai tassi di interesse sui prestiti imposti da Ue e Fmi, già oggi superiori a quelli applicati alla Grecia? Di questo, parleremo giovedì.

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COMMENTI
24/01/2012 - haicut e rinvio del conto del sarto? (antonio petrina)

sembra che l'alternativa dei creditori greci sia stata ben descritta nel romanzo di L. Carrol citato da Keyens in Prospettive ,per cui il conto del sarto non va saldato,ma come sempre rinviato e così aumenta l'interesse composto per " salvarsi tutti insieme ".