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Economia e Finanza

LIBERALIZZAZIONI/ Sapelli: vi spiego i tre errori del Prof. Monti

Mario Monti (Foto Imagoeconomica)Mario Monti (Foto Imagoeconomica)

Naturalmente il periodo storico in cui si svolgono le liberalizzazioni è decisivo. Quale sia oggi la formazione economico-sociale prevalente in Italia è difficile dirlo. Siamo un intreccio di molte formazioni economico-sociali. Il terziario avanzato è prevalente nel Nord così come la piccola e media industria e la formazione economico-sociale nordista è pienamente capitalistica, pur incorporando in sé pesanti posizioni di rendita. Questo come sappiamo è un dato del capitalismo avanzato, soprattutto ora che la finanza ad altissimo rischio e a bassa erogazione di credito domina e divora l’industria. Il Mezzogiorno è ripiombato nella società tradizionale dopo la fine dell’industria di Stato pur mantenendo le caratteristiche di una società consumistica nonostante le grandi divaricazioni nei redditi. Il Centro Italia è un incrocio di queste due formazioni economico-sociali, con micro-industria, servizi avanzati e forti società tradizionali familisticamente orientate.

In tutte queste tre formazioni economico-sociali se ne è incistata una quarta: quella del capitalismo a più o meno alto gradiente cleptocratico tipico della circolazione delle elites politiche personalistiche che oggi, dopo le privatizzazioni senza liberalizzazioni di stampo prodiano, hanno sostituito quelle della vecchia industria a partecipazione statale operando a livello territoriale attraverso la vasta rete di municipalizzate e di fondazioni bancarie.

I provvedimenti del governo Monti hanno una caratteristica saliente, che è positiva, insistono sulle liberalizzazioni piuttosto che sulle privatizzazioni e questo è un passo in avanti rispetto alla spoliazione familistica realizzata negli anni Novanta. Quelle privatizzazioni, del resto, sono state alla base della decrescita industriale del Paese e del suo complessivo indebolimento economico. In questo senso ogni volta che le liberalizzazioni smantellano posizioni di rendita sono da accogliere positivamente, perché il vecchio modello ricardiano della teoria della crescita, che l’indimenticabile Claudio Napoleoni rinverdì, è quello che funziona ancora meglio di tutti gli altri. Naturalmente bisogna capire che cosa è rendita e che cosa è invece accumulazione di piccole fortune necessarie, per esercitare il proprio lavoro autonomo o cooperativo di secondo grado (e quindi profitto): i notai e i farmacisti non sono i poveri taxisti, per esempio.

La cosa che sconcerta è l’errore che il governo Monti - e questo è l’elemento molto negativo - ha compiuto, sulla scorta degli ormai storici e storicamente famigerati decreti Letta-Bersani, in merito ai rapporti tra monopoli naturali, monopoli tecnici e liberalizzazioni. Lo scorporo di Snam dall’Eni, se effettuato a prezzi di mercato e in forma equa anche per gli azionisti di minoranza, non potrà che favorire l’Eni dandole l’ossigeno per diventare una major di respiro sempre più internazionale, ma danneggerà enormemente l’Italia e la sua crescita, sia in termini di occupazione, sia in termini di prezzi, che non dipendono certo dalla distribuzione, quanto invece dalla capacità contrattuale alla fonte di estrazione.