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LIBERALIZZAZIONI/ Sapelli: vi spiego i tre errori del Prof. Monti

Pubblicazione:martedì 24 gennaio 2012

Mario Monti (Foto Imagoeconomica) Mario Monti (Foto Imagoeconomica)

L’altro elemento profondamente negativo è il mancato scorporo invece dei monopoli tecnici tout-court come nel caso della proprietà della rete ferroviaria e dell’esercizio sulla medesima da parte di altri attori. E qui veniamo al punto caratteristico di queste liberalizzazioni: la creazione di super authorities che dovranno gestire le reti. In linea di principio non si può che guardare con favore a questa ipotesi, a patto che in queste authorities si aboliscano in consigli di plurinominati e si sostituisca a essi un’autorità monocratica di un solo, o sola, civil servant su cui si realizzi l’accordo di tutte le forze che concorrono alla sua nomina, evitando la lottizzazione partitica e di interesse che ha caratterizzato sempre le authorities in Italia.

Infine, c’è un grande assente nel capitolo delle liberalizzazioni (trascuro qui tutta la questione delle assicurazioni, ecc., che mi pare vada nel verso giusto). Mi riferisco alle banche, all’unica riforma liberale e liberalizzante che può salvarci dalla crisi endemica: spezzare in due l’industria finanziaria, separando banche commerciali da banche d’affari ora unite sotto l’ombrello devastante della banca universale ad altissimo rischio per i depositanti. Certo, si dovrebbe fare a livello europeo. Ma si può iniziare a farlo anche in Italia.

Infine, un’ultima osservazione. Mi piacerebbe che nella fase che seguirà alla liberalizzazione si accendesse un faro sulla polifonia delle forme proprietarie, ossia sul fatto che ciò che liberalizzo può assumere non solo forme proprietarie capitalistiche, ma anche low profit, not-for-profit, cooperativo. Il mondo delle multiutilities locali è quello ideale per iniziare un percorso di questo tipo. È chiedere troppo a dei professori, quando appena un anno fa a Olinor Olstrom, teorica dei common goods, è stato dato il Premio Nobel?



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