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SPESA PUBBLICA/ L'esperto: così si possono battere gli sprechi della politica

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Questo è sicuro. Quando Giarda parla di acquisti realizzati pagando prezzi superiori al mercato o all'effettivo valore è evidente che si tratti di un intreccio tra politica e affari all’insegna di interessi non salubri.  Tuttavia, c’è anche una forma di spreco che non è condannabile tout court.

Quale?

È un genere più rilevante al Sud, ma presente anche al Centro e al Nord, che costituisce una sorta di welfare occulto; si tratta, spesso, di un modo per garantire quel minimo di pacificazione sociale, difficilmente ottenibile in altra maniera, assicurando, ad esempio, più posti in un’amministrazione comunale di quelli che servirebbero realmente.

Oggi, tuttavia, la pratica non è più sostenibile.

È vero, e se è per questo incide anche negativamente sulla ripresa. Rispetto a questo genere di spreco, tuttavia, è ben più grave e incisivo quello che avvantaggia quelle aziende  che operano in condizioni opache e vivono in una zona grigia, in una sorta di economia protetta all’ombra della politica italiana.  

Come si pone rimedio alla situazione?

Occorre avvicinare sempre di più il momento della spesa a quello dell’entrata corrispondente. In questo senso, il federalismo potrebbe ricoprire un ruolo importante. Tanto più l’ente preposto alla spesa è vicino al cittadino, tanto più il cittadino si sente responsabilizzato a verificare, in termini comparativi, l’entità dei soldi utilizzati per determinati prodotti o servizi.  

Crede che il governo Monti riuscirà e modificare effettivamente lo stato di cose?

Credo che il governo Monti possa fare molto di quanto ha annunciato di voler fare laddove i partiti continueranno a garantirgli l’appoggio politico.

 

(Paolo Nessi)

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