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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Campiglio: il Fmi "usa" l’Italia per far le pulci alla Merkel

Le notizie e i dati che arrivano dal Fondo monetario internazionale non sembrano affatto buoni per l’Italia e per l’Europa. Ne abbiamo parlato con LUIGI CAMPIGLIO

Angela Merkel (Infophoto)Angela Merkel (Infophoto)

Le notizie che arrivano dal Fondo monetario internazionale non sembrano affatto buone per l’Italia. Ma anche dalla lettura di questi dati, nonostante la durezza dei numeri e il momento di grave disagio che si vive, si può leggere la ricerca di un nuovo equilibrio della politica economica europea. Non ci si vuole arrampicare sui vetri, ma solamente fare delle considerazioni il più possibile precise e calzanti. Ilsussidiario.net ha interrogato al proposito il professor Luigi Campiglio, docente di Politica economica all’Università Cattolica di Milano, che osserva sempre con attenzione i dati forniti dagli organismi internazionali e le valutazioni complessive che vengono espresse.

Dal Fmi è arrivata una sorta di “doccia fredda” dal Fmi: l’Italia non raggiunge il pareggio di bilancio. Nel 2012 il deficit si attesterà al 2,8% del Pil e scenderà nel 2013 al 2,3%. Il debito invece salirà al 125,3% quest’anno e al 126,6% nel 2013.

Direi che, presi in sé, i dati non sono gravissimi. Ma certo la fotografia esatta, determinata anche da queste cifre, è quella di un Paese che sconta una crisi economica molto grave. Che non è solo sua. È un Paese che resterà ancora in una fase di grande austerità. Vedo che c’è il riconoscimento dell’avanzo primario, quasi tre punti, ma la verità dei fatti è che con questa manovra noi abbiamo fatto sostanzialmente una cosa: abbiamo pagato i creditori esteri. Peraltro in un periodo in cui i tassi sono aumentati. Non c’è nulla da fare. Se gli interessi sul nostro debito con i creditori esteri erano di circa 40 miliardi, non è difficile prevedere che ormai ne occorreranno 5 in più. Non bisogna mai abbandonare la speranza, soprattutto in un momento come questo, ma è bene rendersi conto che la crescita è una cosa più complicata, non è un fatto semplice. Per l’Italia quindi il periodo di austerità è destinato ad aumentare.

È possibile che tutti abbiano preso coscienza di questo fatto, anche della speranza che non deve mancare mai. Ma il Paese comincia a dare segnali di insofferenza. Questo “pacchetto” di liberalizzazioni non viene “digerito” da tutti. Anche se il Fmi riconosce all’Italia di aver imboccato la strada giusta sul risanamento del bilancio e sulle riforme, con le prime liberalizzazioni. Che ne pensa?

Credo che questo “pacchetto” di liberalizzazioni dipenda anche dalla cultura e dall’esperienza che il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha fatto in Europa come Commissario alla concorrenza. Ma mi permetto di dire che in questo caso, per l’Italia, il problema è un po’ diverso. Io non riesco a comprendere bene come si possa dire che il Paese con questi provvedimenti possa riprendere a crescere, possa aumentare il suo Pil. Ma non vorrei levare speranze e ci tengo a prendere il meglio che mi suggeriscono queste liberalizzazioni. Possono essere dei provvedimenti preliminari, sulla carta rappresentano dei fatti che consentono di contrastare una determinata situazione. Ma, a mio avviso, con questo “pacchetto” è possibile che si stia guardando ad altro, in sede europea.

In che senso?