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FINANZA/ 2. Le verità "nascoste" sul debito pubblico

Pubblicazione:giovedì 26 gennaio 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 26 gennaio 2012, 10.12

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Un ulteriore chiarimento: i numeri nel grafico assumono livelli di Pil, di spesa e di tassazione costanti e quindi sono il risultato di una serie di ipotesi (tassi di interesse, inflazione, aliquote fiscali, ecc.) sulle quali si possono avere visioni diverse. Ma, considerati gli importi in gioco, la sostanza difficilmente cambia: la crescita a debito non solo è finita, ma è già oggi insostenibile.

A questa prima conclusione, dobbiamo aggiungere un mio cavallo di battaglia: in tempi di economie di mercato e liberalizzazioni, al debito pubblico bisogna aggiungere il debito privato. Come mostra il grafico più in basso, i nuclei familiari occidentali sono a volte costretti a sostenere livelli di indebitamento superiori ai propri Stati nazionali: è il caso di Spagna, Regno Unito e Irlanda.

Così come abbiamo fatto per gli Stati, mettiamo “in prospettiva” anche la popolazione occidentale: nel 1990 il 14,6% della popolazione residente nell’Unione europea aveva almeno 65 anni. Nel 2020 lo stesso segmento rappresenterà il 20,7% dei cittadini Ue e la tendenza, complice non solo il benessere ma anche il calo delle nascite, è in continuo aumento. Inutile girarci intorno: chiedere allo Stato di occuparsi di noi, qualsiasi la generazione cui apparteniamo, non è più possibile.

 

 

Senza più la scorciatoia del debito e con la necessità di responsabilizzare le persone, i governi europei hanno almeno un paio di passi obbligati. Primo: per non compromettere inesorabilmente la crescita, il debito pubblico non si rimborsa, si rifinanzia. E per farlo ci vuole coraggio e credibilità politica. Per questo le misure shock, le valorizzazioni una tantum e pure gli annunci trionfalistici a mezzo stampa sono importanti. Perché una gestione efficace dell’emergenza crea aspettative di crescita e apre la strada a un futuro migliore. Ma presto o tardi questo circolo virtuoso ha bisogno di conferme fattuali.

E qui arriva il secondo passo: le liberalizzazioni devono permettere alle forze vitali del Paese di ritornare protagoniste. È in realtà un grande passo perché Stato e membri della società, tutti noi insomma dovremo ripensare il modo in cui oggi rispondiamo ai nostri bisogni e trovare il coraggio per idee e soluzioni in prima persona. Qualsiasi decisione rimandi questa sfida, presto o tardi, presenterà il conto. E sarà altro debito sul nostro futuro.



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