BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GEOFINANZA/ Fortis: così la crisi diventa un affare per la Merkel

Pubblicazione:

Angela Merkel (Infophoto)  Angela Merkel (Infophoto)

Devo dire che alla fine mi sono anche stancato di seguire le dichiarazioni della signora Merkel, che un giorno dice una cosa, un altro giorno la corregge, poi si mette a mediare. Il fatto vero è che la Germania in questa crisi ci sta guadagnando, sta traendo vantaggio. Continua a predicare austerità, richiama altri paesi, lascia che le cose vadano avanti in questo modo, cioè in un sostanziale immobilismo. Gli investitori sui mercati, in mezzo a dichiarazioni, previsioni e report, alla fine per i titoli di Stato si rifugiano nel Bund tedesco. E c’è un grande afflusso di capitali in Germania. Quindi il combinato tra austerità e “bastonate” agli altri Paesi, per un breve periodo paga: migliora la bilancia dei pagamenti della Germania, anche se il Pil non brilla, anche se si deve sacrificare un po’ di mercato, anche se le banche tedesche sono messe meno bene di altre, anche se il debito tedesco è arrivato a 2.100 miliardi di euro. Ma è una politica di breve periodo.

 

Intanto c’è la scadenza delle nuove regole europee.

 

E qui bisognerà mettere bene le regole in chiaro. E io spero e credo che Mario Monti lo faccia bene. Rispetto alla discesa di un ventesimo all’anno del rapporto debito/Pil eccedente il 60%, si sono stabiliti fattori rilevanti e attenuanti. Occorre tenere presente tutta una serie di fattori e in più bilanciare la politica del’austerità con la crescita. Altrimenti come si esce da questa situazione? Se a un Paese in recessione si applica una politica di austerità e poi magari delle sanzioni, che cosa si ottiene? Un disastro. Ad esempio, la recessione è un fattore attenuante. Ma per quanto riguarda l’Italia ci sono fattori rilevanti da mettere sul tavolo delle trattative. È un fattore rilevante la patrimonializzazione delle famiglie italiane, la loro ricchezza, che è superiore di 40 punti rispetto a quella della Germania? Bene, che valutazione ne diamo calcolando il Pil? La riforma delle pensioni che è stata attuata non è forse un altro fattore rilevante? È tenendo conto di questi punti, che deve essere intavolata la trattativa. Io credo che Mario Monti sappia fare bene il suo compito nell’interesse dell’Italia.

 

Oltre a tutto questo c’è l’allarme del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, che spiega: “La crisi dei debiti sovrani ha messo a nudo molte debolezze a lungo neglette, innanzitutto l’inadeguatezza della governance europea: per il suo superamento sono ora chiamati a operare con drammatica urgenza tutti gli Stati membri”.

 

Mi sembra che l’allarme di Draghi sia più che ragionevole. Draghi, in questo periodo, è stato l’unico che ha operato ragionevolmente e ha fatto qualche cosa. Innanzitutto ha assicurato una liquidità che ha scongiurato un possibile credit crunch. È un’azione che ripeterà. Il problema è che Draghi lo fa con mezzi molto più limitati, in condizioni più difficoltose, di quello che hanno potuto fare la Fed americana e gli inglesi.

 

(Gianluigi Da Rold)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.