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Economia e Finanza

GEOFINANZA/ Fortis: così la crisi diventa un affare per la Merkel

La situazione critica dell’Europa sta portando molti capitali verso la Germania. L’Italia intanto deve cercare di non farsi fregare con le nuove regole europee. Il commento di MARCO FORTIS

Angela Merkel (Infophoto)Angela Merkel (Infophoto)

Il professor Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison, guarda con un certo scetticismo l’ultimo report del Fondo monetario internazionale, in cui si comunica che l’Italia è in recessione con un decrescita del 2,2% del Pil. Lo interpreta, non lo prende come se fosse il “verbo” indiscusso, la verità a cui tutti dovrebbero attenersi. Anche perché, solo qualche mese fa, le previsioni del Fmi erano del tutto diverse. Non si comprende quindi per quale ragione se la situazione è cambiata dalle stime fatte qualche mese, non possa cambiare in futuro.

Professor Fortis, a fronte di questi dati del Fmi, ci sono le dichiarazioni del presidente del Consiglio, Mario Monti, che puntano su un concetto: l’Italia non è più la mina dell’Eurozona, anzi può contribuire a indicare delle soluzioni.

Il Fondo monetario internazionale continua a guardare con attenzione soprattutto l’Italia e la Spagna, tra l’altro mettendole quasi sullo stesso piano. Cominciamo subito a dire che la recessione in Italia è dovuta a una politica di austerità, che comunque non cancella un avanzo primario consistente. Il deficit italiano sarà del 2,8%, quello spagnolo sarà del 6,8% e non c’è avanzo primario. Quindi mi pare che ci sia già una differenza nei numeri. Ma il problema di fondo è che quella dell’Italia è sostanzialmente una recessione di austerità, quella della Spagna è una recessione per motivi interni, perché ha un’economia asfittica. C’è una bella diversità tra i due casi.

Per quale ragione allora il Fmi continua con questa linea di giudizio?

I numeri e i giudizi del Fondo monetario internazionale devono essere presi con molta cautela. Vanno avanti a previsioni che cambiano continuamente: ne avessero azzeccate una! Chi mi dice che lo scenario non possa cambiare, così come è cambiato negli ultimi mesi quando il Fmi faceva altre previsioni? Il fatto è che il Fondo monetario internazionale è molto interessato a prendersi “amorevolmente cura” di questi due paesi, di ristrutturare magari il loro debito. E questo, scusate, genera un grande sospetto.

A ben vedere invece le valutazioni su altri paesi dell’Eurozona sono abbastanza superficiali o comunque sono spesso sottovalutate.

Qui si vedono valutazioni piuttosto evanescenti. Alla fine non si guarda molto attentamente al Pil di Germania, Francia e Gran Bretagna, che segneranno una crescita intorno allo 0,5%. Il problema è che se, ad esempio, ci si permettesse di andare a fare le pulci alla Francia, magari la signora Christine Lagarde, ora direttore del Fmi, dovrebbe cambiare mestiere.

Poi ci sono le altalenanti dichiarazioni di Angela Merkel, che ripete e poi smentisce il ritornello che “ognuno deve cavarsela da solo”. Che ne pensa?