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SOCIAL CARD/ L'esperto: vi spiego i vantaggi dell'ultima sperimentazione

Pubblicazione:giovedì 26 gennaio 2012

La nuova social card (Foto InfoPhoto) La nuova social card (Foto InfoPhoto)

Successivamente bisognerà capire che tipo di ricaduta avrà questo modello di intervento sul terzo settore in termini di aggravamento di influssi burocratici. Rispetto a questi argomenti, la Commissione nazionale d’indagine sull’esclusione sociale di cui faccio parte ha già costruito una serie di strumenti che serviranno proprio a valutare l’andamento di questa nuova social card.

Non sono comunque mancate le polemiche, in particolare da parte dell’Adoc, che ritiene la social card uno «strumento di difficile utilizzo da parte delle persone con basso reddito, non abituate a mezzi tecnologici». Per questo l’Adoc crede che «sia più semplice prevedere buoni pasto al posto della social card». Cosa ne pensa?

Misure diverse devono naturalmente sempre tener conto del contesto finanziario, quindi credo che in questo momento sia implausibile pensare a interventi più costosi. Credo che questa misura crei dei dubbi a qualcuno proprio perché si stacca in modo definitivo da un certo statalismo delle misure su questo fronte nel nostro Paese e riconosce in modo esplicito al terzo settore la facoltà di essere un soggetto pubblico a tutti gli effetti, o meglio un soggetto che eroga servizi pubblici, e che quindi lo Stato può e deve riconoscere e sostenere in questa sua valenza. Questa cultura non è ancora purtroppo sufficientemente diffusa nel nostro Paese, e quindi era immaginabile che qualcuno storcesse il naso di fronte a una misura di questo tipo.

 

(Claudio Perlini)



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