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Economia e Finanza

LIBERALIZZAZIONI/ I numeri che bocciano il mancato "divorzio" dei treni

Nel decreto liberalizzazioni alla fine è saltata la separazione della rete ferroviaria da Ferrovie dello Stato che invece era prevista nella bozza. Il commento di ANDREA BICOTTI

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Separare! Separare! Separare! Questo potrebbe essere il motto che era presente nella prima bozza del decreto liberalizzazioni che poi si è inabissato sotto la pressione dei sindacati. Un cambio radicale era necessario, in modo da avvicinare l’Italia ai migliori casi europei. Non è accaduto. Né separazione della rete, né un’autorità che abbia pieni poteri da subito. Le affermazioni di Mauro Moretti, Amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, mostrano un’approvazione nei confronti del pacchetto “liberalizzazioni”. Secondo l’Ad di Fs, lo smembramento di Rete ferroviaria italiana dal gruppo Fs farebbe aumentare i costi. Moretti riporta il caso inglese dove i costi sarebbero aumentati del 200%; ma fronte di cosa? E, soprattutto, è davvero così?

Il caso inglese in realtà dovrebbe essere accompagnato negli esempi anche dal caso svedese. Fu infatti la Svezia il primo Paese a separare la rete dall’operatore ferroviario incumbent nel lontano 1988. La Gran Bretagna seguì a breve, ma non fu Margaret Thatcher ad aprire il mercato del trasporto ferroviario, bensì il suo successore John Major. Correva l’anno 1994 e il Regno Unito decise addirittura di dare la gestione della rete ai privati. Questa decisione si rivelò un errore (addirittura anche Margaret Thatcher si oppose alla privatizzazione della rete, ma chiaramente non alla separazione), perché ci fu un brusco calo degli investimenti. Una cattiva regolazione portò a dei forti sottoinvestimenti, che culminarono con una serie di disastri ferroviari. Da quel momento in poi, la Gran Bretagna decise di ridare al settore pubblico la gestione della rete, ma continuò a mantenere separati gli operatori ferroviari privati.

Quale risultato per questa gestione inglese a distanza di oltre 15 anni dal momento della separazione? In primo luogo è interessante vedere l’andamento del traffico passeggeri, espressi in passeggeri chilometro. Dal 1995 al 2010 (ultimo dato disponibile) nel Regno Unito la domanda di trasporto ferroviario è aumentata di oltre l’80%, mentre in Italia è decresciuta di un punto percentuale (Fonte Eurostat). Il trasporto ferroviario in Gran Bretagna, inoltre, è nell’ultimo quinquennio più sicuro di quello italiano. Qual è il secondo Paese in Europa per sviluppo del trasporto ferroviario? Non a caso è la Svezia, che vede uno dei sistemi più liberalizzati in Europa e che ha registrato una crescita di oltre il 60%.