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BOSCH VS. FISCO/ L'esperto: così l'Italia ha perso un’altra battaglia contro l’evasione

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A seconda del punto di vista, può essere considerata una perdita da un miliardo e 100 milioni di euro o il guadagno di 300 milioni. Come interpretare, dunque, la transazione effettuata tra l’azienda tedesca Bosch GmbH e l'Agenzia delle Entrate italiana, fino a oggi tenuta nel massimo riserbo? Il Fisco contestava al colosso industriale un’evasione da 1 miliardo e 400 milioni. In particolare, un ufficio torinese della più grande aziende mondiale produttrice di componenti per elettrodomestici, dal 1997 non avrebbe pagato una serie di tasse per l'ammontare (compresi gli interessi e le sanzioni) della cifra contestata. La Bosch, dal canto suo, si è difesa derubricando l’ufficio torinese a semplice società di consulenza e affermando di aver pagato le imposte dovute in Germania, dove la tassazione si aggira attorno al 30%. Alla fine, l’amministrazione finanziaria ha preferito l’accordo al ribasso. E ottenere 300 milioni di euro. Abbiamo chiesto a Gianni Dragoni, giornalista de Il Sole 24 Ore, di commentare la vicenda.

Secondo lei, chi ci ha guadagnato?

A prima vista, si direbbe che l’Italia ci ha perso. È possibile, del resto, che le contestazioni superassero le possibilità reali di incassare la somma richiesta attraverso un contenzioso.

Ci spieghi meglio. Qual è la logica che ha ispirato il fisco?

Molti grandi contribuenti (e potenziali grandi evasori), armati di consulenti che sanno compiere un efficace slalom tra le norme fiscali, spesso riescono a pagare solo una quota del dovuto. È probabile che il fisco, conscio della situazione, e consapevole che le contestazioni erano troppo alte per poter portare a casa quanto gli spettava, si sia arreso.

Meglio poco che niente allora.

Di norma, le transazioni vengono motivate da ragioni di questo genere. Rispetto all’ipotesi di una pronuncia contraria delle commissioni tributarie o della magistratura competente nella controversia, l’Agenzia delle entrate preferisce accontentarsi di cifre più basse.

Che alternative aveva?

Trattandosi di cifre così elevate, avrebbe anche potuto - e, probabilmente, dovuto - andare sino in fondo; con motivazioni dettagliate. Quantomeno per compiere una sorta di azione dimostrativa e dare il buon esempio.

Doveva insistere, quindi?



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