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GEOFINANZA/ Così la Germania ha dichiarato guerra all’Italia

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Angela Merkel (Infophoto)  Angela Merkel (Infophoto)

Insomma, nel maggio del 2010, cosa successe? Al vertice dei Capi di Stato e di governo tenutosi il giorno 7, non solo si dava via libera agli aiuti alla Grecia in cambio di un programma lacrime e sangue di tagli e riforme, ma si spalancava il vaso di Pandora che prendeva il nome di Mes, ovvero il coinvolgimento dei creditori privati su base volontaria attraverso uno scambio di titoli con sconto nominale: da quel momento la Germania dichiarava al mondo che il mercato del debito europeo non era più esente da rischio, gli haircuts erano realtà (e l’intento puramente destabilizzante viene confermato dal fatto che, a oggi, non è ancora stato raggiunto un accordo tra creditori e istituzioni, sintomo che non c’era né urgenza, né necessità reale e strutturale di quell’intervento). Nonostante questo, i titoli di debito greco rimasero nei portafogli delle banche tedesche almeno fino all’autunno del 2010.

A metà di ottobre, esattamente il 18, lo scenario tuttavia cambiò all’improvviso. Al vertice di Deauville, infatti, la cancelliera Merkel convinse senza troppa difficoltà il Presidente francese, Nicolas Sarkozy, a formalizzare una volta per tutte la questione del “coinvolgimento del settore privato”, cioè delle banche, in caso di default di un Paese della zona euro. Da Deauville venne la famosa dichiarazione congiunta franco-tedesca sulle responsabilità delle banche in caso di fallimento di ogni Paese dell’area dell’euro dopo il 2013. Altro macigno nello stagno della destabilizzazione. Detto fatto, l’Irlanda dovette presentarsi di lì a pochi giorni con il cappello in mano da Ue e Fmi, il Portogallo si mise in lista di attesa e gli spread cominciarono la loro danza macabra, con i paesi cosiddetti periferici costretti a subire la divaricazione dei differenziali rispetto a quelli del centro. I mercati, già nervosi, subirono un supplemento di tensione e incredulità rispetto alla gestione franco-tedesca della crisi.

Un mese dopo Deauville, in un incontro ristretto a Berlino con la cancelliera Merkel e altri tre testimoni, il presidente della Deutsche Bank esternò la critica degli istituti finanziari alla proposta tedesca. L’ipotesi che i privati dovessero pagare un default sovrano dopo il 2013, ma non potessero vendere i titoli legati a quel debito prima di allora, significava che fin da ora avrebbero dovuto calcolare il valore dei titoli in portafoglio come se già fossero colpiti dalla clausola di coinvolgimento nel default. Di fatto, il buon Ackermann preannunciò che la sua e le altre banche tedesche avrebbero ricusato l’accordo del maggio 2010 e avrebbero cominciato a vendere i titoli della periferia dell’area euro. E così fecero, alla faccia dell’unità e della solidarietà europea.

Cosa fece dunque Deutsche Bank, scaricò titoli ellenici a qualsiasi prezzo? Non solo, da dicembre l’istituto cominciò a sgombrare il proprio portafoglio dai titoli sovrani della periferia, a cominciare guarda caso dall’88% di quelli italiani, come riportato dal rapporto trimestrale del direttore finanziario della banca di Francoforte pubblicato a giugno e poi esploso come una bomba a luglio. Nei primi tre mesi del 2011 le assicurazioni vendettero oltre la metà dei titoli greci e cominciarono a liberarsi di quelli della periferia, includendo Spagna e soprattutto Italia. Secondo le statistiche della Bundesbank, già tra il 2010 e il febbraio 2011 le banche tedesche si liberarono del 40% dei titoli greci, mentre le altre attendevano o scaricavano di nascosto quantitativi ben più esigui.

Il problema è che la Germania voleva che i mercati sapessero che le sue banche stavano scaricando i fratelli meno virtuosi dell’Europa, visto che questo metteva in sicurezza il Bund, unico bene rifugio in un continente di cicale e permetteva alle sue banche di depurare i propri bilanci con netto anticipo sulle concorrenti, quindi evitando di svendere a qualsiasi prezzo come accade - ed è accaduto - durante una sell-off da panico. E in effetti, le vendite tedesche non passarono inosservate e innescarono quelle delle altre banche dei paesi creditori, oltre a quelle, pesanti, delle banche americane e poi dei fondi d’investimento. Da gennaio 2011 le banche statunitensi sospesero le linee di credito alle controparti italiane e da maggio cominciarono a vendere i titoli pubblici. Un mese prima che i Governi europei si riunissero a Bruxelles per decidere quanta parte del debito greco sarebbe stato “volontariamente” condonato, la scelta strategica della Germania aveva già direzionato la crisi dei debiti sovrani più sensibili, spagnolo e italiano.



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COMMENTI
03/01/2012 - differenti visioni (francesco taddei)

la germania pensa che l'europa sia l'arena in cui lottare e vincere, l'italia che l'europa sia la signoria a cui obbedire. questo è il nostro europeismo.