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Economia e Finanza

GEOFINANZA/ Così la Germania ha dichiarato guerra all’Italia

Angela Merkel (Infophoto)Angela Merkel (Infophoto)

Ed eccoci a luglio, per l’esattezza al 26, quando - come già anticipato - la grande stampa dà conto all’opinione pubblica del fatto che Deutsche Bank avesse venduto 7 degli 8 miliardi di sua esposizione al debito sovrano italiano, annunciando contemporaneamente l’acquisto di cds italiani come protezione dal rischio. Insomma, un attacco in piena regola verso il nostro Paese e il nostro debito, guarda caso a pochi giorni dall’impazzimento totale dello spread agostano, dalla pubblicazione a orologeria della lettera della Bce giunta a luglio e dalla scelta della stessa Eurotower di supportare con acquisti i bonds italiani e iberici, concessione di Berlino al silenzio europeo rispetto alle tresche delle sue banche, nei fatti azioniste di maggioranza della Bce stessa.

Ma all’interno della nota diramata da Deutsche Bank, l’istituto parlava di una cosiddetta “transazione strutturata”, riguardo la quale però la stessa banca si è rifiutata di fornire qualsiasi altro particolare. L’Eba, l’autorità bancaria europea, la stessa che ha modellato sulle esigenze della banche tedesche i suoi criteri di ratio Tier 1 e di rivalutazione delle detenzioni obbligazionarie, non ha avuto nulla da ridire al riguardo? No, nulla. Accettò la vulgata in base alla quale le banche non italiane si coprivano contro il rischio di default italiano, poiché questo permetteva loro di operare con maggiore tranquillità rispetto alle esposizioni verso istituti di credito e aziende del Bel Paese.

Ma al riguardo, a inizio dello scorso agosto, ecco cosa diceva a ilsussidiario.net, lo scrittore e analista finanziario inglese, Nick Dunbar: «Comunque sia, occorre dire che queste banche potrebbero in effetti avere un incentivo a far detonare i cds sull’Italia in futuro, se gli interessi dei loro azionisti lo richiederanno». Perché le banche tedesche hanno potuto scaricare debito sovrano nonostante gli accordi europei lo vietassero fino al default del Paese che lo aveva emesso? La Merkel lo sapeva, visto l’incontro con Ackermann: perché lo ha permesso? O, forse, ha avallato la scelta? Magari, addirittura, consigliata e coordinata attraverso l’integerrimo e severissimo Wolfgang Schauble, ministro delle Finanze? Perché Deutsche Bank ha svenduto tutto il suo stock di debito italiano, salvo ricomprarne per circa 1,2 miliardi a ottobre - quando i rendimenti erano saliti a razzo grazie alle divaricazione dello spread - e contemporaneamente ha scatenato i mercati coprendosi in massa con cds italiani? Perché, nel pieno di questa bufera, per due volte - il 21 luglio e all’inizio di novembre scorsi - Angela Merkel ha parlato a livello ufficiale di rischio default greco, di rispetto pedissequo (anche a rischio di devastare il Paese) delle regole del salvataggio, pena l’abbandono dell’eurozona da parte di Atene, disintegrando del tutto il residuo di concetto di risk-free market per il debito europeo?

Aveva taciuto per mesi, negando a ogni piè sospinto la possibilità di uscita o espulsione dall’eurozona di qualunque Paese membro, perché avanzare sibillini dubbi proprio in occasione di vertici ufficiali e mentre la danza dello spread era ormai diventata una marcia funebre e in Grecia si tentava di dar vita con difficoltà a un nuovo governo (poi nato anch’esso nel solco della tecnocrazia)? All’epoca del secondo tackle a gamba tesa di Angela Merkel, qualcuno pose l’accento sulla pericolosità di quell’atto, ma nessuno sembrò ascoltare. Si trattava di Joachim Fels, capo economista di Morgan Stanley a Londra, secondo cui Merkel e Sarkozy avevano pericolosamente messo in discussione un tema fino ad allora tabù, ovvero proprio la possibile uscita di uno Stato dall’eurozona.

Scriveva Fels: «Questa è la seconda volta in quattro mesi in cui i leader europei hanno di fatto creato le condizioni per aprire il vaso di Pandora: la prima fu il 21 luglio, quando la decisione formale di coinvolgere il settore privato nel salvataggio greco segnalò ai mercati che l’area euro non era più esente da rischi, atto che innescò un pesante contagio ai mercati del debito italiano e spagnolo. La scorsa settimana, rendendo nota la possibilità che un nazione potrebbe essere obbligata a lasciare l’eurozona, i governo dell’Europa centrale potrebbero aver messo in movimento una sequenza di eventi che potrebbe potenzialmente portare con sé attacchi alle banche e ai debiti sovrani dei paesi periferici, un qualcosa che potrebbe trasformare in benigno quanto fino a oggi abbiamo visto della crisi».


COMMENTI
03/01/2012 - differenti visioni (francesco taddei)

la germania pensa che l'europa sia l'arena in cui lottare e vincere, l'italia che l'europa sia la signoria a cui obbedire. questo è il nostro europeismo.