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GEOFINANZA/ Così la Germania ha dichiarato guerra all’Italia

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Angela Merkel (Infophoto)  Angela Merkel (Infophoto)

Ma soprattutto, perché all’ultimo vertice europeo tenutosi a inizio dicembre a Bruxelles, quello dell’esordio in grande stile di Mario Monti, la Germania ha gettato alle ortiche le decisioni prese a ottobre dell’anno prima a Deauville, rinunciando al coinvolgimento del settore privato in eventuali futuri salvataggi nell’ambito dell’Esm, l’European stability mechanism? Forse perché la missione era già compiuta e si poteva cercare di tranquillizzare i mercati, rimangiandosi la decisione scatena-caos e ammazza-Italia? O forse perché un paio di settimane prima, il 23 novembre per l’esattezza, dal vaso di Pandora era uscita un’asta fallimentare di Bund, con la Bundesbank costretta a comprare oltre il 40% dell’emissione per non farla fallire e con rendimenti in salita al 2% sul mercato secondario, 21 punti base sopra i Treasuries statunitensi e con un rendimento superiore persino dei gilts britannici?

I mercati, dopo aver messo sotto pesante pressione Francia e Belgio grazie alle strampalate iniziative tedesche, infine avevano detto chiaramente alla Germania che nemmeno il suo debito era più risk-free, quindi sarebbe stato meglio comportarsi di conseguenza. Quale sia stato l’epilogo di questa strategia è chiaro: la telefonata tra Merkel e Napolitano è soltanto un orpello, inutile, procedurale ancorché irrituale, forse persino romanzato. Roba che piace agli americani, retroscenisti non tanto per vocazione, quanto per interesse particolare e poco amore per la lotta ad armi pari e a viso aperto. Le decisioni erano già state prese da oltre un anno, la strategia era chiara. E nessuno aveva avuto nulla da ridire.

Ora, con un governo italiano guidato da un premier che si dice chiaramente più interessato a tranquillizzare l’opinione pubblica tedesca che guidare il suo Paese e rendere conto del suo operato ai suoi connazionali, pensate che la strategia tedesca sia stata inutile? Io so solo che a fronte della spocchia rigorista da prima della classe, il 14 dicembre scorso Berlino ha riattivato il suo fondo di salvataggio del settore finanziario da 360 miliardi di euro complessivi (60 di potenza di fuoco per ricapitalizzazioni dirette e 300 di garanzie) per tutelare le banche dall’intensificarsi della crisi del debito: il fondo, istituito all’apice della crisi finanziaria nel 2008, era stato chiuso nel 2010.

Insomma, lungi dal trovare una soluzione per creare un reale firewall sui mercati, sia esso il fondo Efsf o il suo nipotino Esm oppure il Fondo Pincopallino, Berlino mette le mani avanti e pensa ai fattacci suoi e delle sue banche, le quali stando alle stime dell’Eba hanno necessità di nuovo capitale per 13,1 miliardi di euro (minori di quelle italiane), con la sola Commerzbank, la seconda banca del Paese, a cui servono 5,3 miliardi di ulteriore patrimonio che non riesce a reperire sul mercato. Veti e nein per tutti, ma grande magnanimità per quei fondi speculativi sottocapitalizzati che rispondono al nome di Deutsche Bank, Commerzbank e Landesbanken varie.

Ora rileggete le parole di quel banchiere popolare citato all’inizio dell’articolo: «Beh è assai verosimile, visto che in Germania, come in molti altri paesi (Usa in testa), banche e governo gestiscono strategie comuni nell’interesse del proprio Paese. In Italia speriamo di cominciare...». E riflettete.

 

P.S. Positivamente sorpresi dalla discesa del nostro spread ieri mattina? Non esagerate nell’ottimismo, è solo perché ieri nel mirino dei mercati c’era la Francia, con il differenziale Oat-Bund in salita a quota 134. Giovedì, infatti, un primo banco di prova della tenuta della cosiddetta Europa core ci sarà offerto proprio da un’asta di Oat francesi per un ammontare di 7-8 miliardi di euro, così suddivisi: titoli a scadenza ottobre 2021 al 3,25% per un ammontare di 3,5 miliardi, Oat a scadenza ottobre 2023 al 4,25% per un ammontare di 1,5 miliardi di euro, obbligazioni a scadenza aprile 2035 al 4,75% per 1,5 miliardi di euro e Oat a scadenza 2041 al 4,5% per un ammontare di 1,5 miliardi. Bon chance, monsieur Sarkzoy. Anche perché se l’asta andrà male, il downgrade del rating si avvicina parecchio. Il 13 gennaio, poi, tocca ai nostri Btp per un ammontare di 6 miliardi di euro. Alè!



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COMMENTI
03/01/2012 - differenti visioni (francesco taddei)

la germania pensa che l'europa sia l'arena in cui lottare e vincere, l'italia che l'europa sia la signoria a cui obbedire. questo è il nostro europeismo.