BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

GEOFINANZA/ Ping pong Ue-Usa: l’euro è salvo, ma…

InfophotoInfophoto

3) L’euro è in grado di sopravvivere alla crisi?

 

Decisamente sì, come peraltro dimostrato dal recente andamento dei mercati finanziari. Basti pensare che al picco della crisi l’euro-dollaro era scambiato sopra 1,25. In quale altri occasioni si è vista la valuta di una nazione al centro di una crisi finanziaria scambiata sopra la parità con il dollaro? Nel corso dell’ultimo anno si è vista una chiara separazione tra il tasso di cambio dell’area euro e i mercati azionari nazionali che hanno subito molto più le conseguenza della crisi di fiducia sull’Europa e il conseguente flight-to quality. Dobbiamo ricordarci che dopo il dollaro, l’euro rimane la seconda valuta in termini di transazioni internazionali e che un investitore internazionale che voglia allocare il proprio portafoglio tra diverse valute non può al momento prescindere dall’euro.

 

Nel momento in cui anche il premier greco Papademos esclude il default per Atene, concordo sul fatto che l’euro può considerarsi fuori da una fase critica. E mi unisco alla provocazione intellettuale proposta da Marco Lira: una valuta che ha sempre mostrato indiscutibile “forza” relativa nei confronti del dollaro poteva essere ragionevolmente considerata a rischio-disintegrazione. È vero invece che la fiducia degli investitori internazionali - resistente ai “fly-to-quality” - ha sostenuto le quotazioni dell’euro in misura probabilmente eccessiva rispetto alle esigenze di competitività dell’export europeo. Alcune aperte offerte di “soccorso” da parte della Cina ai debiti pubblici europei - a fianco di un attivismo crescente sul fronte delle acquisizioni societarie - sono rivelatrici di una realtà forse più complessa ancora: l’euro - insidiato al ribasso dalle incerte finanze pubbliche dei paesi membri - è strattonato al rialzo dai bracci valutari delle potenti economie “emerse”.