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FINANZA/ Quel nuovo allarme ignorato dal vertice Ue

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L’Ue, in tutte le sue forme ed emanazioni, ha infatti ripetuto fino alla nausea che il Portogallo non è la Grecia e che il piano di coinvolgimento del settore privato è e resterà un unicum ellenico: peccato che il mercato, che è poco ideologico e molto pratico, non ci creda. Anche perché, grafici obbligazionari alla mano, nemmeno il piano Ltro della Bce sembra poter fare molto per Lisbona: la tendenza del bond a due anni lusitano ci dice sì che la liquidità di Francoforte può essere utile, ma non elimina il problema reale, dato confermato dal tendenziale del bond a cinque anni, cioè con scadenza superiore ai 72 mesi di garanzia dell’Eurotower, e dal fatto che nelle ultime due settimane anche l’obbligazione a 24 mesi ha cominciato un trend simile a quello delle scadenze superiori. Inoltre, da qui a giugno Lisbona ha scadenze obbligazionarie pesanti vista la situazione di cassa: 10 miliardi da qui a maggio e poi altri 10 miliardi nel solo mese di giugno, impossibili da finanziare sul mercato privato.

C'è poi la questione macro. Citigroup prevede per quest’anno una contrazione dell’economia portoghese del 5,7%, contro il 3% contenuto nelle stime del Fmi, in attesa però di revisione al ribasso, come di fatto annunciato a Davos da Christine Lagarde. Di più, lo stesso istituto di Washington ha confermato che «il debito portoghese potrebbe non essere sostenibile in uno scenario di bassa crescita». Per David Owen della Jefferies, «alcuni fondi hanno dovuto vendere debito portoghese dopo il downgrade a junk operato da Standard&Poor’s due settimane fa e questo trend di vendita ha davanti a sé ancora un lungo percorso. E questo è esattamente quanto è accaduto alla Grecia». Gli investitori, inoltre, sono spaventati dal fatto che un secondo salvataggio da parte della troika ridurrà lo status dei detentori privati a junior, situazione che implicherebbe perdite maggiori se Lisbona avrà bisogno di una ristrutturazione del debito.

Per Owen, «se la Bce non sarà preparata ad accettare un haircut sulle sue detenzioni di debito greco, questo implica il fatto che non lo farà nemmeno su quelle di debito portoghese. E questa è già prima preoccupazione dei mercati, oggi». E il Kiel Institute ha già calcolato che il Portogallo potrebbe aver bisogno di un haircut del 56% per riportare la nazione su un trend sostenibile, ma solo se la crescita di lungo termine sarà del 2%, mentre con una crescita al 4% il taglio obbligazionario sarà del 46%.

 

 



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