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FINANZA/ Quel nuovo allarme ignorato dal vertice Ue

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Gli esperti del Fmi hanno previsto che il debito pubblico portoghese toccherà il suo picco il prossimo anno, raggiungendo il 118% del Pil, ma il combinato di debito pubblico, corporate e privato è quasi al 360% del Pil, molto più alto di quello greco. E molte aziende lusitane stanno già lottando per riuscire a ottenere un roll over sul debito estero: ecco il tallone d’Achille di Lisbona, cui va unito un deficit di conto corrente dell’8% del Pil nel 2011. Insomma, il Portogallo ha appena dato il via a un disperato tentativo di svalutazione interna nel contesto dell’eurozona: la strada migliore per raggiungere a passi spediti Atene.

E che ci sia qualcosa che il mercato sta già prezzando, al di là del già contemplato default ellenico (ciò che potrebbe generare uno shock è la natura della bancarotta, ordinata o coercitiva), lo dimostrano gli andamenti dei mercati di venerdì scorso, un chiaro segnale di avversione al rischio nell’eurozona visto che per la prima volta dopo molto tempo i titoli azionari europei hanno dato vita a una divaricazione negativa dal mercato del credito, con l’euro quasi a 1,32 sul dollaro e i titoli finanziari a picco.

Non a caso, ieri, nonostante il Tesoro italiano avesse collocato tutti i due miliardi di Btp a dieci anni con rendimenti in calo al 6,08% dal 6,98% dell’ultima analoga asta di dicembre e i 3,57 miliardi di euro di titoli a cinque anni al 5,39% contro il precedente 6,47%, lo spread è tornato a correre prendendo 30 punti base in due ore e le Borse europee erano tutte negative. L’Europa come insieme è in modalità risk-off, ringraziate frau Merkel e i suoi sodali. Inoltre, sempre sul finire della scorsa settimana si è registrato un altro crollo, quello del prezzo di offerta dei cds greci legati a bonds, chiaro segnale della disperazione con cui alcune banche stanno cercando di scaricare i GGB Basis che hanno in portafoglio.

Insomma, ieri a Bruxelles si parlava di Grecia quando il mercato già trattava il default portoghese: sempre in ritardo di un giro, sempre asincrona questa Europa.



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