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VERTICE UE/ Ecco la "guerra" che scuote l’Europa

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Come al termine di ogni vertice europeo, ci sono le buone notizie, il cui risvolto sono cattive notizie. La buona notizia è che, con scioperi a catena e “indignati” che stanno mettendo a ferro e fuoco alcuni capitali europee, i leader europei hanno metabolizzato che con l’austerity non si risolve il problema del debito sovrano e si mette a repentaglio l’esistenza stessa dell’Unione europea. Il nodo non è soltanto e principalmente politico e sociale, ma anche e soprattutto economico: non si può pensare di ridurre il rapporto debito/Pil senza crescita economica e agendo principalmente sulla leva tributaria che, invece, aggrava le recessione in atto. Lo affermano a tutto tondo economisti di ogni scuola. Nicolas Véron del pensatoio Bruegel sottolinea che la stessa Germania è diventata, come si dice nel gergo giornalistico italiano, “sviluppista” - ossia favorevole a una politica europea di crescita.

Il brutto risvolto è che, finito il sogno (del vertice di Lisbona del marzo 2000) di fare diventare l’Ue “l’area più dinamica del mondo” grazie a una massiccia infusione di tecnologia e anche allontanando (pare per sempre) il miraggio di “Europa 2020”, ciascun gruppo di Stati ha un’idea ben differente di cosa si debba intendere per “politica e strategia di crescita”.

Per la Germania non si tratta di aumentare il gettito tributario e la spesa pubblica, ma al contrario di far fare marcia indietro all’intervento pubblico (e alla spesa a esso conseguente) e indurre le economie più deboli, tra cui quella italiana, ad adottare riforme strutturali per aumentare produttività e competitività sulla linea di quelle applicate nella Repubblica federale tedesca negli ultimi vent’anni. Per la Francia, la crescita richiede impedire “la concorrenza sleale”di Stati anche dell’Ue a bassi salari e tutela sociale, “armonizzare” i sistemi tributari (prendendo come base di riferimento quello in vigore nell’Esagono) e impedire alla Gran Bretagna di porre sul proprio sistema bancario regole tale da renderlo più sicuro di quello d’Oltralpe.