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Economia e Finanza

VERTICE UE/ Ecco la "guerra" che scuote l’Europa

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Per la Gran Bretagna, la Svezia, la Danimarca e gli altri Stati del Nord Europa, la fonte della crescita deve essere l’aumento della concorrenza e un migliore funzionamento del mercato unico, nonché il perseguimento di accordi per la liberalizzazione del commercio con il resto del mondo. Per molti Stati neo-comunitari il segreto della crescita consiste in maggiori trasferimenti dalle istituzioni Ue alle loro casse. Per l’area mediterranea, le ricette divergono anche all’interno dello stesso gruppo di Stati tra varie combinazioni di liberalizzazioni e, al tempo stesso, di ritorno in auge delle partecipazioni statali del non lontano tempo che fu.

In breve, una vera e propria Babele di lingue e di idee. The Economist ha ricordato che in questo bailamme non si riesce neanche a definire in quale lingua, o in quali lingue, redigere i brevetti europei (una risposta dovrebbe arrivare, secondo quanto deciso a Bruxelles, entro giugno). E senza brevetti europei è difficile pensare a una politica europea della scienza e della tecnologia e, quindi, a una politica industriale europea. Un rapporto della Banca mondiale diramato alla vigilia del vertice tenta di essere ottimista sul futuro dell’Europa, ma non cela che senza una drastica riduzione del settore pubblico (e della spesa a esso attinente) difficilmente il continente vecchio potrà avere tassi di crescita tali da consentirle sviluppo dell’economia reale nella stabilità finanziaria.

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