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FINANZA/ 1. Pelanda: Italia, una “sorpresa” ci può aiutare contro la crisi

Pubblicazione:mercoledì 4 gennaio 2012

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Nel 2012 l’economia italiana non andrà così male come i più temono e potrebbe dare perfino buone sorprese verso fine anno. L’estremo pessimismo economico nel 2011 era giustificato a causa della prevalenza di due politiche anticrescita in Europa, imposte dalla Germania: (a) l’obbligo del rigore anche a scapito dello sviluppo; (b) più importante, il divieto alla Bce di bilanciare con una politica monetaria espansiva la deflazione conseguente allo scopo di evitare inflazione. A ciò si è aggiunto l’incredibile diktat tedesco al riguardo del caso greco - punire invece di salvare - che è stata la causa diretta, per contagio, della crisi di sfiducia del mercato sui nostri titoli di debito. Gli operatori hanno pensato che se l’Europa non agisce come garante solidale delle nazioni più indebitate, allora queste potrebbero diventare insolventi.

In sintesi, il mercato ha visto nel 2011 gli stessi errori gestionali che furono fatti dai governo e Banca centrale americani nel 1929-30 quando reagirono all’implosione di una bolla con politiche restrittive (fiscali e monetarie) invece che espansive così creando una depressione strutturale. Il pessimismo sull’Eurozona, poi, fu amplificato dal fatto che in primavera la ripresa americana ripiegò su una tendenza stagnante non capace di trainare la domanda globale, infatti ora in contrazione con impatto recessivo sulle nazioni esportatrici, in particolare Cina, Germania e Italia.

Il rigore estremo per limitare l’aumento del debito combinato con la tendenza recessiva ha fatto calcolare al mercato che l’Italia non avrebbe avuto crescita (gettito) sufficiente per ri-finanziare il suo enorme debito e ha continuato a pretendere un premio di rischio (rendimento) altissimo per comprarne i titoli. Siamo arrivati alla fine dell’anno avvolti da una profezia catastrofica: l’Italia non riuscirà a sostenere il costo di rifinanziamento del debito (quasi 300 miliardi nel 2012) e sarà costretta a dichiarare insolvenza.

Ma proprio il fatto di essere arrivati a un millimetro dall’orlo del burrone ha finalmente mosso le istituzioni europee, e l’Italia stessa, verso la giusta risposta alla crisi. La Bce ha avviato un programma triennale di fornitura illimitata di liquidità al sistema bancario. Una banca riceve soldi al costo dell’1% e può dare in garanzia un qualsiasi titolo anche di mediocre affidabilità. La Bce, che non può per statuto comprare direttamente titoli di eurodebito in asta, ha dato un messaggio chiaro e forte al mercato: darà i soldi che serviranno, senza limiti a priori, alle banche affinché sia comprino loro l’eurodebito, riducendone così i costi, sia mantengano il credito alle imprese.


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COMMENTI
04/01/2012 - Le imprese rischiano di chiudere,le banche, mai? (claudio di luzio)

Le banche stanno applicando tassi di finanziamento ormai inverosimili, rispetto alle capacità di resistere delle imprese e comunque stanno restringendo tutti i prestiti. Noi imprenditori, non appena riceviamo dopo molto tempo e a fatica i pagamenti arretrati dai committenti/clienti, vediamo gli incassi subito preda degli interessi trimestrali e delle tassazioni, che rischiano di vanificare il tutto. Qui si tratta di una guerra finanziaria, dove dobbiamo difendere la trincea delle famiglie che sostengono le piccole imprese e delle famiglie dei collaboratori delle piccole imprese, continuando a garantire loro gli stipendi. Tutti i pur piccoli tesoretti messi da parte con fatica e con previdenza negli anni si dileguano cosí, attraverso il sistema bancario: le banche arriveranno al 2013, ma quali imprese sopravviveranno al 2012? Solo generando nuovo lavoro e rilanciando a tutti i livelli gli investimenti. Perché gli imprenditori rischiano e le banche non rischiano nulla? Perché le imprese possono chiudere e le banche non chiudono? Grazie se in un prossimo articolo potrà rispondere alle mie domande che abbiamo tutti necessità di ottimismo, ma basato su risposte concrete.

 
04/01/2012 - Surprise (Giorgio Venturi)

Egr. Dott. .Pelanda, chieda alle imprese se il credit crunch non sia giá iniziato, il finanziamento alle banche salva solo le banche, non l'economia di tutti. Mi pare che stiamo cercando tutti di convincerci che la crisi finirà presto, ci vorrebbe un ipnotizzatore di massa, sarebbe più semplice. Se vogliamo essere ottimisti, troviamo fatti piú concreti per esserlo ,vedi la bellezza, l'amicizia, la solidarietà e altro del genere, e forse non ci saranno altri suicidi imprenditori. Buona giornata