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FINANZA/ 2. Il "patto" italiano che sfida la Merkel

Nel 2012 sarà importante vedere che forma prenderà l’accordo per la nuova governance europea. GIUSEPPE PENNISI ci spiega qual è la posizione dell’Italia in merito

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Le prospettive per il 2012 appena iniziato non sono incoraggianti. Soprattutto per l’eurozona. Dopo un tasso di crescita del Pil dell’1,6%, secondo i preconsuntivi 2011, le stime sono per una contrazione media del Pil dello 0,5% che sarebbe, però, marcatamente ineguale: la Germania e gli Stati a essa strettamente agganciati avrebbero un tasso di aumento leggermente positivo, mentre altri segnerebbero un vero e proprio tonfo. Per l’Italia - come è noto - le previsioni del Centro studi Confindustria (Csc) segnano una contrazione dell’1,6%; altri centri di analisi giungono a ipotizzare una marcia indietro del 3%, ossia una recessione analoga a quella del 2009.

L’aspetto più grave non è tanto l’andamento nell’anno appena iniziato, ma quali le stime della durata del ciclo negativo. Secondo il capo del servizio di analisi finanziaria di Citigroup, Tobias Levkovich, gli europei si stanno scavando la fossa con le loro stesse mani: ossia, stanno adottando politiche che potranno aggravare e far perdurare la recessione. Attenzione, un rallentamento sarebbe stato comunque nelle carte a ragione delle profonde trasformazioni dell’economia internazionale - per la prima volta in tre secoli il gruppo di Paesi atlantici (Ue e Usa) non hanno il monopolio dell’innovazione tecnologica - e anche una recessione era d’attendersi in seguito all’accumularsi di un vero e proprio Himalaya di debito sovrano.

Tuttavia, a queste determinanti si aggiunge la convergenza di politiche sostanzialmente deflazioniste promosse nell’ambito dell’eurozona. All’indomani della manovra Monti in Italia, una serie di misure analoghe sono state varate in Spagna; in Grecia, Irlanda e Portogallo si è alle prese con politiche analoghe da due anni; anche la Francia si sta avviando sulla stessa strada. Charles Wyplosz, Professore di Economia internazionale all’Istituto di Alti studi internazionali di Ginevra prospetta un decennio o un ventennio senza crescita per l’eurozona se non ci sarà una virata di bordo.

In effetti, l’accordo tra 26 “Parti Contraenti” (ossia tutti i 27 dell’Ue meno la Gran Bretagna) che dal 17 dicembre si sta negoziando a Bruxelles, in seguito al Consiglio europeo del 9 dicembre, potrebbe, se non corretto prima della conclusione della trattativa, essere la cornice per un’Europa a crescita zero (ove non negativa) per diversi anni. Il 29 dicembre, il Governo Monti ha proposto una serie di modifiche che alcuni organi di stampa, ieri, non hanno interpretato con precisione o perché avevano unicamente la lettera di trasmissione e un sunto degli emendamenti o a ragione del carattere molto tecnico-giuridico dei testi.