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LIBERALIZZAZIONI/ Dell'Aquila (Confesercenti): il governo sbaglia, così 76mila negozi chiuderanno

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Per tutto ciò abbiamo ritenuto di fare delle proposte alle Regioni per intervenire in contrasto con la previsione governativa, cosa che già è stata raccolta da alcune regioni: infatti nei giorni scorsi la Toscana ha comunicato un ricorso alla Corte costituzionale contro il provvedimento del governo, e si dice che la stessa cosa verrà fatta dal Piemonte e dalla Puglia, con Lazio e Lombardia che stanno invece pensando ad iniziative analoghe.

Secondo lei in che modo si può combattere il declino del piccolo commercio?

In generale, il piccolo commercio avrebbe bisogno di molti incentivi perché è il settore che senza dubbio ha subito il maggior danno da queste liberalizzazioni, in quanto con l’idea “benefica” di voler incentivare gli acquisti, in realtà si è danneggiata la rete esistente senza un corrispondente vantaggio né per i commercianti né peri consumatori, perché è chiaro che con le chiusure dei piccoli esercizi si crea una sorta di monopolio della grande distribuzione che non abbatte i prezzi come si crede, ma che anzi molto spesso fa presa su prodotti di punta per poi mantenere inalterati se non aumentare i prezzi degli altri prodotti.

Quindi il peggioramento rispetto a prima sul tema degli orari è davvero così evidente?

Riteniamo che sugli orari la politica precedente era ben congeniata perché c’era già la previsione di un numero adeguato di domeniche in deroga, e quindi a livello regionale i consumatori potevano tranquillamente contare su una serie di esercizi della piccola, media e grande distribuzione aperti anche la domenica. Non c’era davvero bisogno di inventarsi questa liberalizzazione che, come abbiamo detto in precedenza, va solo a danno della rete distributiva e della popolazione.

(Claudio Perlini)



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