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Economia e Finanza

FINANZA/ Bertone: ecco cosa c’è dietro il nuovo “attacco” all’Italia

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2) Lo sconto, pur obbligato, dei nuovi titoli emessi, il 43% sul valore teorico basato sui prezzi di fine anno (già sotto del 25% rispetto a due mesi prima) non è sufficiente a invogliare all’acquisto gli eventuali compratori. A complicare il quadro arrivano, come sempre accade in questi casi, notizie negative che alimentano la sindrome dell’Orso. Dalla Spagna filtra la notizia che gli istituti iberici dovranno svalutare il patrimonio immobiliare di altri 50 miliardi di euro (il 4% del Pil spagnolo). Il che lascia pensare che Banco de Santander e Bbva dovranno presto imitare l’operazione di  Unicredit. Intanto il flop dell’asta ungherese sui titoli di Stato viene interpretata come un rischio collasso di Budapest e, a cascata, di una bella fetta delle economie dell’Europa Orientale, l’area in cui sono più concentrati gli interessi di Unicredit e di Banca Intesa.

3) Non aiuta l’atteggiamento delle autorità europee. La richiesta di aumento di capitale da parte dell’Eba ha l’effetto pro ciclico di colpire le banche nel momento in cui sono più vulnerabili. È vero che, nel frattempo, la Bce ha aperto i rubinetti, garantendo agli istituti la liquidità necessaria per far fronte alle scadenze delle obbligazioni o alla sottoscrizione dei titoli di Stato (165 miliardi tra febbraio e aprile per l’area euro). Ma in una congiuntura quale l’attuale nessun tesoriere si azzarda a investire in equity a medio termine.

4) A tutto ciò vanno aggiunte considerazioni più  “domestiche”. Il sistema bancario italiano, pur più prudente di altri nel momento della prima ondata di crisi, è oggi investito dalla pessima congiuntura dell’economia italiana che si combina con un assetto inadeguato per fronteggiare l’emergenza internazionale. L’assenza di grandi investitori istituzionali si fa sentire in maniera acuta, mentre le fondazioni stentano ormai a mantenere il controllo sugli istituti. Ma la questione non è solo finanziaria, bensì di governance.

5) Il sistema bancario italiano sconta abitudini vecchie. A partire da una selezione del management più attenta agli equilibri politici e alle clientele degli azionisti di riferimento che non alle esigenze della clientela industriale, del mercato delle famiglie o tanto meno della concorrenza. Il risultato è l’immobilismo che, ad esempio, ha frenato Unicredit nel corso degli ultimi anni. Alessandro Profumo (congedato con una super liquidazione che grida vendetta al cielo) non ha saputo interpretare la nuova realtà economica ed è finito travolto dalla sua stessa politica di espansione a ogni costo. Ma cosa è stato fatto dopo la defenestrazione di Alessandro fu il Grande? Per ora solo il salvataggio della Roma calcio, annesso il finanziamento a vantaggio dei nuovi proprietari, mentre il rischio industriale resta a carico della banca. A livello di management, l’assunzione del presidente dimissionario della Lega Calcio per gestire i “rapporti istituzionali” con  gli ambienti che contano della capitale. Infine, il capolavoro: l’aumento di capitale in soccorso della famiglia Ligresti in cui Unicredit ha bruciato 140 dei 160 milioni investiti nel giro di pochi mesi.


COMMENTI
06/01/2012 - Alcune proposte paradossali (francesco scifo)

Impedire ad esseri umani di circolare e lavorare liberamente, oltre che essere moralmente discutibile, incentiva traffici illeciti ed economia sommersa: si consenta agli immigrati di lavorare liberamente, con concessione del diritto di soggiorno a tutti quelli che producono e dichiarano un reddito minimo. L’evasione aumenta più che proporzionalmente all’aumentare delle aliquote: si diminuisca subito la tassazione diretta creando un’aliquota che diminuisce con l’aumentare del reddito premiando la produzione; chi più incassa pagherà comunque di più. Ciò disincentiverebbe l’evasione fiscale senza la repressione a tappeto, storicamente inutile quanto costosa: le entrate fiscali aumenterebbero, dato che sarebbe più conveniente pagare le tasse che evaderle, ripartirebbe la produzione e le spese diminuirebbero. Rimborso per tutti di almeno il 30% delle imposte indirette versate con gli acquisti e documentate. Creazione di una zona di libero scambio con tutti i paesi del Mediterraneo, compresa la Turchia, per la circolazione delle persone e delle merci, sul modello del primo trattato della Comunità Europea, con concessione d’incentivi per la creazione di progetti di ricerca e sviluppo comuni tra i paesi firmatari della nuova unione mediterranea Infine, affidare la gestione del patrimonio artistico dello Stato ad un Autorità Indipendente con obbligo di rendiconto annuale autonomo della relativa gestione:eviterebbe lo spreco di risorse archeologiche