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FINANZA/ Bertone: ecco cosa c’è dietro il nuovo “attacco” all’Italia

Ieri i titoli bancari sono crollati a Piazza Affari. UGO BERTONE ci spiega perchè ciò sta avvenendo e quali possono essere le conseguenze e le cause a livello europeo

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Nell’ultima settimana del 2011, ci informa il Financial Times, i contratti “short” sull’euro hanno toccato il massimo di sempre. Gli hedge fund della City hanno così scommesso sulla discesa della moneta unica a vantaggio del dollaro, ma anche della sterlina. Una mossa che, dal punto di vista dei fondamentali macro, a prima vista non si spiega granché. Per quale motivo un gestore preferisce comprare un Gilt della Regina che gli renderà il 2% nei prossimi dieci anni a fronte di un’inflazione già oggi più elevata? La scommessa ha un senso solo se si prevede una forte caduta della moneta unica. O, peggio, il suo collasso nel breve termine. È questa la vera ragione del brusco ribasso delle Borse europee, Piazza Affari in testa, che è coinciso non a caso con il ritorno alla piena attività dopo la pausa festiva dei broker di Wall Street e della City.  

L’attacco ai titoli bancari in Piazza Affari rappresenta, come è già avvenuto in precedenza,  il modo più efficace per ottenere a basso prezzo un effetto domino che si trasmette sull’intera curva del debito italiano, andando a intaccare la fortezza che, a suon di sacrifici, il governo Monti ha costruito grazie alle picconate al tenore di vita delle famiglie italiane. A contribuire alla tempesta perfetta, poi, c’è la solita logica suicida: la Germania fa sapere che non ci saranno sconti, nonostante i sacrifici italiani e spagnoli. Prima il pareggio di bilancio, poi si partirà, forse, con una dotazione più adeguata del fondo salva-Stati.

Visto con gli occhi della City, il quadro è fin troppo chiaro: a Berlino, dove la congiuntura procede a gonfie vele, né la signora Merkel, né l’opposizione intendono mettere a repentaglio le proprie fortune elettorali con scelte che l’opinione pubblica potrebbe non capire. E sale, sotto la vernice delle dichiarazioni ufficiali, la tentazione di considerare chiusa l’esperienza della moneta comune, almeno nelle forme attuali. A fine marzo la Grecia potrebbe essere costretta a lasciare l’euro, altri paesi minori potrebbero essere accompagnati fuori dalla Comunità. Fantapolitica? A pensar male, dopo tante delusioni, si rischia per davvero di non far peccato.  

In questa cornice non era difficile attendersi una pessima partenza dell’aumento di capitale Unicredit. Ma la previsione è un risultato comunque sbagliato per difetto: la frana, un buon 25% di ribasso in due sedute al solo annuncio del prezzo (stracciato) delle nuove azioni, sembra una follia. O comunque un interesse. Ma dietro la follia, in finanza, spesso c’è del metodo. 

1) La banca di Piazza Cordusio, innanzitutto, è la prima a presentarsi sul mercato in un 2012 ad altissima tensione in cui le grandi banche dell’eurozona dovranno dotarsi di capitali richiesti dall’Eba, l’autorità bancaria europea, per far fronte alla frana dei prezzi dei titoli di Stato in portafoglio,  Btp in testa; Unicredit, insomma, funge da cavia. Senza poter disporre, per ora,  di una qualsiasi rete protettiva.


COMMENTI
06/01/2012 - Alcune proposte paradossali (francesco scifo)

Impedire ad esseri umani di circolare e lavorare liberamente, oltre che essere moralmente discutibile, incentiva traffici illeciti ed economia sommersa: si consenta agli immigrati di lavorare liberamente, con concessione del diritto di soggiorno a tutti quelli che producono e dichiarano un reddito minimo. L’evasione aumenta più che proporzionalmente all’aumentare delle aliquote: si diminuisca subito la tassazione diretta creando un’aliquota che diminuisce con l’aumentare del reddito premiando la produzione; chi più incassa pagherà comunque di più. Ciò disincentiverebbe l’evasione fiscale senza la repressione a tappeto, storicamente inutile quanto costosa: le entrate fiscali aumenterebbero, dato che sarebbe più conveniente pagare le tasse che evaderle, ripartirebbe la produzione e le spese diminuirebbero. Rimborso per tutti di almeno il 30% delle imposte indirette versate con gli acquisti e documentate. Creazione di una zona di libero scambio con tutti i paesi del Mediterraneo, compresa la Turchia, per la circolazione delle persone e delle merci, sul modello del primo trattato della Comunità Europea, con concessione d’incentivi per la creazione di progetti di ricerca e sviluppo comuni tra i paesi firmatari della nuova unione mediterranea Infine, affidare la gestione del patrimonio artistico dello Stato ad un Autorità Indipendente con obbligo di rendiconto annuale autonomo della relativa gestione:eviterebbe lo spreco di risorse archeologiche