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LIBERALIZZAZIONI/ Arrigo: caro Passera, l'italia non riparte con un decreto al mese

UGO ARRIGO, commentando l’intervista di Corrado Passera a Il Corriera della Sera, individua la chiave di volta delle liberalizzazioni nella modifica del quadro normativo di riferimento  

Corrado Passera (Foto Imagoeconomica) Corrado Passera (Foto Imagoeconomica)

Ci si accinge in questi giorni a completare l’opera incompiuta. L’emergenza, con la manovra “salva Italia”, è stata sanata. O almeno così dice il governo. Nessuno nasconde, tuttavia, che gran parte delle misure contenute nel decreto contribuiranno a determinare effetti repressivi sulla nostra economica. L’esecutivo va promettendo da giorni che, archiviate le misure penalizzanti ma necessarie, è giunto il tempo della “fase due”. Una nuova manovra finalizzata a controbilanciare  la prima, favorendo lo sviluppo e rilanciando l’occupazione. Elemento determinante dell’operazione sono le liberalizzazioni. Il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, interpellato da Il Corriere della Sera, ha assicurato, in tal senso, uno se non più decreti al mese. Ha anche replicato, a chi gli chiedeva se l’attività del governo, ad oggi, non sia consistita solamente nell’introduzione di nuove tasse, facendo presente che c’è stato anche l’intervento sulle pensioni, 6 miliardi per le imprese, 4 miliardi per le famiglie, 20 miliardi per il credito alle pmi e 15-20 miliardi per vari cantieri. Abbiamo chiesto ad Ugo Arrigo come stiano effettivamente le cose.

I provvedimenti elencati dal ministro sono sufficienti per calmierare l’appesantimento tributario per il cittadino medio?

No. Gli aggravi fiscali pesano quasi esclusivamente sulle famiglie mentre gli sgravi – che, in ogni caso, sono decisamente esigui – vanno prevalentemente a beneficio delle attività produttive; poi, c’è il sistema bancario, di cui lo Stato ha deciso di garantirne le obbligazioni. Qualcuno che ci guadagna, quindi, effettivamente c’è; grazie al fatto che lo Stato ha obbligato le famiglie a metter mano al portafoglio.

Almeno, servirà a qualcosa?

Ne dubito.

Il ministro ha fatto presente che le aziende esportatrici, in Italia garantiscono il 30% del Pil. Per aiutarle, sarà ripristinato l’Istituto del commercio estero. Pensa che sia un’iniziativa utile?

La manovra estiva di Tremonti l’ha soppresso, il governo Monti lo ripristina. Se era inutile in estate, non si capisce perché sia tornato utile in inverno. Probabilmente, in generale, occorre fare qualche riflessione in più rispetto ai nostri enti. Detto questo, un istituto che sostenga le nostre imprese all’estero, potrebbe, potenzialmente, determinare sostanziali benefici.

Quali funzioni potrebbe svolgere?