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UNICREDIT/ Dopo il tonfo in Borsa è in arrivo una "svolta"?

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

L’impressione è che per Unicredit sia arrivato il momento del “dunque”. Dopo lo sforzo di questi anni, dopo il 2009, quando il ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, premeva per un ricambio al vertice della banca, dopo l’accompagnamento alla “porta di piazza Cordusio” di Alessandro Profumo per “modici” 40 milioni di liquidazione, più due dati in beneficienza, l’impressione è che sia arrivato il tempo di una svolta. Certo, c’è l’Eba, l’autorità europea che impone la ricapitalizzazione. C’è la crisi in tutta Europa, c’è il sistema Paese che non cresce, ma il valore bruciato dalla Banca di piazza Cordusio in questi anni è tutto dovuto a questa crisi oppure c’è dietro una storia di errori madornali che hanno portato la capitalizzazione a dodici miliardi? E dove stavano le autorità competenti mentre la banca si muoveva tra annessioni e creazione di valore? Dormivano?

Il rischio reale per Unicredit è che, a questo punto, qualche investitore, diciamo ostico, arrivi con un’Opa e questa banca se la prenda con, relativamente, pochi soldi. Ieri sera, l’Amministratore delegato, Federico Ghizzoni, persona di grande valore (e questo non è detto ironicamente) ha rilasciato alcune dichiarazioni dove ha ammesso che non si aspettava questa reazione dei mercati. Ghizzoni ha comunque doverosamente rassicurato azionisti, risparmiatori e clienti, dichiarandosi “fiducioso” dell’operazione che ha dovuto affrontare. Ma non è certo Ghizzoni in questione. L’attuale Amministratore delegato eredita una delle più sconsiderate gestioni (peraltro applaudite dalla maggioranza degli osservatori), che può essere presa come uno degli esempi negativi più calzanti della grande crisi delle banche. Non si capisce perché quando si fa la storia dei politici italiani, si va a ripescare tutto e il contrario di tutto, quando c’è da fare la storia della finanza e dei finanzieri italiani, c’è un silenzio quasi assordante. Anzi, qualcuno voleva promuovere i protagonisti della vicenda al rango di ministro, a un ingresso in politica. Con l’applauso di molti. Alla faccia della competenza! Speriamo che nel nome della cosiddetta meritocrazia, non ci siano promozioni nella Pubblica amministrazione.

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