BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

UNICREDIT/ Dopo il tonfo in Borsa è in arrivo una "svolta"?

Il titolo di Unicredit continua a collezionare ripetuti e consecutivi ribassi a doppia cifra. A cosa si deve una situazione così drammatica? L’analisi di GIANLUIGI DA ROLD

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

UNICREDIT: QUALE SCENARIO? In questo benedetto Paese e in questa benedetta Europa, dove si fanno spettacolari ispezioni per strada della Guardia di Finanza a Cortina durante il periodo delle vacanze natalizie, dove si ripetono ispezioni sulla Riviera Ligure e negli “outlet”, c’è qualcuno che si occupa di quella che era la più grande banca italiana, cioè Unicredit? È vero che le macchine extralusso vanno guidate solo da ricchi virtuosi con il fisco. È vero che gli scontrini per caffè, mozzarella e lattuga vanno battuti alla cassa. È vero che bisogna girare per locali alla moda e ricordare comportamenti fiscali seri in nome del “senso dello Stato”, fortunatamente non si dice più la “maestà dello Stato”. Ma sarebbe possibile che anche gli azionisti, magari i piccoli, i risparmiatori, che si sono fidati, sappiano qual è il destino di Unicredit? Ed è possibile che le Fondazioni (che dovrebbero investire la ricchezza del loro territorio) che hanno partecipato (alcune controvoglia) già a tre aumenti di capitale conoscano il destino dei loro capitali investiti?

Dato che esiste una storia fiscale degli italiani, che si sta ricostruendo con il “bisturi” del Governo dei tecnici, sarebbe possibile conoscere il pensiero dei suddetti tecnici sulla storia e l’andamento di questa ex grande banca, che fino al 2007, dopo la fusione con Capitalia, capitalizzava più di 80 miliardi di euro e ogni sua azione valeva più di 7 euro? Ci sono stati due articoli di importanti commentatori sui grandi quotidiani nazionali negli ultimi giorni. Ma il quadro che esce da questi commenti è piuttosto complesso, per non dire troppo “tecnico” e confuso. Gli articoli erano di sabato, quando Unicredit, in tre giorni, aveva perso il 30% (arrotondiamo al ribasso) e oggi, lunedì, primo giorno in cui è scattata la ricapitalizzazione di sette miliardi di euro dopo l’accorpamento, Unicredit è andata sotto di più del 12%, dopo una sequenza di sospensioni.

Morale della favola, dopo una complessa operazione, la ricapitalizzazione è già sfumata e il titolo di Unicredit è intorno ai due euro, dopo che era stato, grazie all’accorpamento, riportato a otto euro. Come al solito, la Consob è già intervenuta per non ottenere nulla: vuole sapere se ci sono state vendite allo scoperto. Ma in questi anni, che cosa hanno fatto le autorità dopo tutto quello che è accaduto in Unicredit? Si è forse preoccupato delle grandi fusioni, magari masticando “mele marce”? C’era, si disse, un problema di dimensioni. Va bene, ma con quale modello di banca? Quello che pone, nella risorta “banca universale”, il valore e la felicità degli azionisti in primo luogo e l’espansione anche verso i mercati più avventurosi come quelli dell’Est? I clienti e i risparmiatori in che tipo di graduatoria, per importanza, vengono messi?