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FIAT/ “L’errore” di Moody’s che chiama in causa Chrysler

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FIAT- MOODY’S ABBASSA IL RATING Dopo i rumors su una presunta indagine della Consob circa la reale consistenza della sua liquidità, per Fiat è arrivato oggi il taglio del rating da parte di Moody’s. Un downgrade da Ba2 a Ba3, con outlook negativo, che ha colpito anche Peugeot. Colpa, in particolare, dell’andamento del mercato dell’auto in Europa (e, naturalmente, in Italia). Per l’amministratore delegato, Sergio Marchionne, quella dell’agenzia di rating è una decisione “prevedibile e comprensibile, ma non la condivido”. E per certi versi sembra aver ragione. Raggiunto da ilsussidiario.net, un analista finanziario spiega che Moody’s «si è concentrata su Fiat prescindendo da Chrysler. Una scelta corretta dal punto di vista squisitamente tecnico, dato che la quota nell’azienda americana è ancora sotto la soglia dell’80%. E finché questo limite non verrà superato, Fiat e Chrysler continueranno a dover tenere separate le loro “casse”. Tuttavia, Moody’s si dimostra miope, dato che è nota a tutti l’esistenza di una trattativa che porterà al superamento di questa quota». Tanto per capirci, Fiat e Chrysler hanno un “cuscinetto” di liquidità pari rispettivamente a 13 e 10 miliardi. Appena la società italiana salirà oltre l’80% in quella americana, le due casse diventeranno come dei vasi comunicanti, e la liquidità di una si potrà spostare all’altra, oppure si potrà costituire una cassa unica per tutto il gruppo, che potrebbe richiedere un “cuscinetto” di liquidità inferiore a 23 miliardi (cifra data dalla somma dei due attuali cuscinetti separati).

Stona poi, secondo l’analista finanziario, l’accostamento tra Fiat e Peugeot. «È vero che per entrambe il 60% del fatturato arriva dall’Europa, il cui mercato dell’auto è fortemente in crisi. Tuttavia, Fiat può contare su Chrysler che invece sta aumentando la sua quota di mercato negli Usa. Lo stesso non si può dire per Psa (proprietaria di Peugeot), che nel panorama europeo è il costruttore messo peggio in assoluto». Anche in questo caso, quindi, è come se Moody’s si fosse proprio scordata di Chrysler.

Su una cosa non sembra sbagliare l’agenzia di rating: il Brasile. Il mercato del Paese sudamericano è sempre stato un’oasi felice per Fiat, fonte di importanti utili. Basti pensare che a Betim ha costruito lo stabilimento più grande del gruppo. Ma c’è stato ultimamente un’inversione di tendenza preoccupante.



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