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FINANZA/ Tobin tax, un "bluff" che nasconde i guai dell’Europa

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Questo argomento avrebbe dovuto occupare l’intera sessione dell’Ecofin non tanto perché se ne sono interessati, in un malizioso editoriale, quei “ragazzacci” dell’Economist, ma perché la Bce e la Fed verranno messe sulla graticola a Tokio, dove stanno iniziando i lavori preparatori dell’assemblea di Fondo e Banca e l’11 ottobre si riunirà il G7. In breve, l’efficacia delle misure “non convenzionali” è sul banco degli imputati. Lo scrive anche il Working Paper n. 384 della Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri), di cui sono autori oltre a Leonardo Gambacorta della Bri e Gert Peersman della Università di Ghent anche Boris Hofmann del servizio studi della stessa Bce. Il lavoro ammette con franco candore che le misure non hanno avuto effetti di sostanza sulla produzione, non maggiore di quelli che si sarebbero potuti attendere da “misure convenzionali” .

Un altro studio Bri, il Working Paper n. 388, sulla base dell’esperienza in 24 paesi Ocse mostra che effetti ci sarebbero stati se il settore privato avesse ridotto il proprio indebitamento - ciò è avvenuto soltanto in alcuni paesi. Nel frattempo, proprio come sostengono i “boys” dell’Economist, le misure “non convenzionali” hanno distorto i segnali provenienti dai mercati finanziari e rendono più difficili non solo la gestione della politica economica, ma anche la conduzione delle imprese.

Che i ministri se la vogliano cavare, mandando Draghi e Bernanke a fare la fine di Santo Stefano? Sono stati proprio loro a incoraggiare le banche centrali sulla via delle misure “non convenzionali”. Le poche parole del comunicato forse celano l’imbarazzo di non avere né una politica, né una strategia, né un programma comune.

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