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Economia e Finanza

FINANZA/ Una mega-bolla dietro il "voto" di Wall Street a Romney

Cosa si cela dietro le mosse della finanza speculativa a stelle e strisce? La rete a fibra ottica in costruzione nei fondali artici forse ci può aiutare a comprenderlo. Di MAURO BOTTARELLI

Mitt Romney (Infophoto)Mitt Romney (Infophoto)

L'America "corporate", ovvero quella non finanziaria ma che produce beni e offre servizi, sta forse preparandosi a una sorta di apocalisse economica? Così parrebbe - almeno leggendo l'analisi di Dan Steinhart della Casey Research - stante gli 1,4 triliardi di dollari di contante su cui siedono i business statunitensi, il massimo in termini assoluti e il dato più alto dalla Seconda Guerra mondiale in termini relativi. E stiamo parlando, ribadisco, di corporations, non di banche o istituzioni finanziarie. Insomma, sono in modalità drammaticamente difensiva, visto che il contante è da sempre cuscinetto contro l'incertezza, garantendo la liquidità necessaria per andare avanti - pagare le bollette, i fornitori, gli stipendi - anche in caso di condizioni drammaticamente avverse.

Il problema, almeno per molti analisti, è la portata di queste riserve cash: 1,4 triliardi di dollari sono un fiume di liquidità, non un cuscinetto. Quindi, sta per abbattersi la tempesta perfetta? Una cosa è certa: se tutte quelle aziende decidessero di attivare progetti di investimento marginali in grado di fruttare loro un misero 1% di interesse l'anno, genererebbero un profitto di 14 miliardi di dollari. Sembra, invece, che siano più propense a sedere su quei soldi a interesse pari quasi a zero, perdendo anche rispetto all'inflazione.

Perché? Guardate il prezzo delle azioni e il trend dell'indice S&P 500 (+15% dall'inizio dell'anno) e avrete una prima risposta: in questi anni di crisi le corporations Usa hanno tagliato draconianamente i costi e ora sono più snelle, profittevoli ed efficienti. Ecco spiegato, secondo alcuni analisti, l'aumento del valore dei titoli collegati. Per altri, invece, questo trend al rialzo sta tutto nella prospettiva di un crollo a breve del mercato obbligazionario, uno scenario che vede l'azionario come miglior investimento attuale, visto che con tassi d'interesse pressoché a zero - e destinati a restare a quei livelli per almeno due anni - i bonds offrono margini di miglioramento pressoché a zero e rischi di downside catastrofici.

Insomma, le corporations, e con loro il mercato azionario, godono di una rendita di posizione dalla quale si smuoveranno forse solo con il catalizzatore dell'inflazione, mettendo in conto perdite tollerabili pari all'1,6-1,7% l'anno attualmente, ma destinate a crescere a livello di pericolo se l'inflazione sale al 3,5-4%. A quel punto, con 1,4 triliardi di dollari cash da investire, nessun bisogno di negoziare prestiti e nessun bisogno di emettere equity per finanziarsi, la "corporate America" potrà tramutarsi nel volano della ripresa, necessitando unicamente di un ambiente economico e politico che la sostenga e la stimoli. E, per dirla con Carcarlo Pravettoni, "il mercato azionario si impenna!". Guardate questo grafico:

Le donazioni dei dipendenti di Goldman Sachs


COMMENTI
11/10/2012 - Ultima bordata (Renato Mazzieri)

C'è di più. Da Macau ed altri offshore, una massa di titoli "inesigibili" per un valore nominale di oltre 300 mila miliardi di dollari sta per essere immessa sul mercato dalla finanza ombra. Sarà l'ultimo tentativo di consolidare il valore dei restanti crediti: preferiscono (è comprensibile) perdere il 30% del valore piuttosto che il 100%.