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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Da Tokyo uno "schiaffo" a Merkel e Monti

Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)

Ne è consapevole lo stesso Mario Monti, che ha voluto lanciare il segnale della riduzione dell’Irpef che comunque non compenserà le fasce deboli degli effetti dell’aumento di un punto dell’Iva. Ne è consapevole l’intero arco politico dal centro alla sinistra, che ha applaudito alla decisione italiana di aderire al varo della Tobin tax: il provvedimento, pur già conteggiato nella contabilità del prossimo esercizio, è di difficile valutazione. Si parla di un miliardo, frutto di una modesta imposizione sullo scambio di azioni e di derivati. Assai più facile che gli operatori concentrino gli scambi sui mercati, da Londra ad Amsterdam, esenti dall’imposta.

Si vedrà nel tempo se i benefici supereranno il rischio di frammentare quel che resta dell’Europa. Basti il paradosso di Euronext, la società che comprende oltre all’americano Nyse la Borsa parigina e quella di Amsterdam, ovvero un mercato dove si applica la Tobin tax assieme a Borse che non l’adotteranno probabilmente mai.

Ci vorranno ben altri segnali di coesione per evitare che la crisi non sfoci in gravi tensioni sociali. Impressiona scoprire che, tra le cause dell’outlook negativo di Standard & Poor’s sulla Spagna, primeggi il rischio di un tracollo della convivenza sociale, ancor prima che politica: dal saccheggio legalizzato dei supermarket alla disobbedienza civile di fronte alle bollette dei servizi. È la stessa preoccupazione che emerge dall’outlook del Fmi, che dedica non a caso alcune pagine a quel che accadde nel Regno Unito tra le due guerre, quando Londra decise di affrontare il debito pubblico accumulato in guerra con il taglio delle prestazioni, la moderazione salariale e il conseguimento di un feroce attivo di bilancio, nell’ordine del 7%. Una terapia, insomma, assai simile a quella che la Bundesbank sta imponendo a Paesi come Portogallo, Spagna, Grecia e, naturalmente, la stessa Italia.

Il risultato? Il debito pubblico di Londra salì al 170% sul Pil nel 1933 per poi schizzare al 190% nel 1938. Colpa, si potrebbe obiettare, della crisi del ‘29. Ma, replicano gli studiosi del Fondo, l’economia inglese già nel 1928 era in condizioni peggiori di dieci anni prima. Al contrario, dopo la Seconda guerra mondiale, gli Usa sfuggirono alla trappola inglese della deflazione, grazie alla lezione di John Maynard Keynes: gli acquisti di bond da parte della Federal Reserve tennero alti i tassi, tutto vantaggio dell’inflazione.