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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Da Tokyo uno "schiaffo" a Merkel e Monti

Una politica di austerity e riordino dei conti pubblici è inevitabile. Ma per tornare a crescere, ricorda UGO BERTONE, abbiamo bisogno di stimolare la domanda

Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)

L’affollarsi notizie di cronaca di ogni tipo ha rischiato di far passare in secondo piano per i non addetti ai lavori la notizia che il decreto stabilità varato dal Governo prevedeva lo stanziamento di 300 milioni di euro per far fronte agli oneri derivanti dalla mancata realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

La novità, per la sola Impregilo, tra il riconoscimento dei costi sostenuti fino ad adesso, come quelli di progettazione e gli utili non conseguiti, poteva comportare - hanno scritto gli analisti di Intermonte - fino a 150 milioni per il pagamento di penali da parte dello Stato. Ma la fattura per il Ponte che non si fa, tra spese sostenute e penali, rischierebbe così di sfiorare il miliardo di euro. Tra quattrocento e cinquecento già spesi dal 1981 e altrettanti di penale.

Ma, alla fine, è arrivata la buon novella: il governo ha fatto dietrofront. Il decreto stabilità, nell’ultima versione, non comprende la norma, presente invece nella bozza, che stanziava 300 milioni di euro per il pagamento della penale relativa alla mancata realizzazione del Ponte sullo Stretto Messina. Il viceministro delle Infrastrutture, Mario Ciaccia, ha detto che il tema sarà affrontato nel prossimo Consiglio dei Ministri. Speriamo che Mario Monti tenga stretti i cordoni della borsa: non è giusto che siano i contribuenti a pagare per l’ennesima commedia all’italiana.

La questione, a prima vista, non c’entra per nulla con i grandi temi macroeconomici di cui si discute in questi giorni a Tokyo, nell’ambito dell’assemblea del Fondo monetario internazionale. Ma se le poche cartucce di cui dispone il ministro Corrado Passera per tentare la “mission impossible” di limitare la frenata del Pil nel 2013 a zero (contro il -0,7% previsto dal Fmi) finiscono per onorare contratti improvvidi e faraonici o pagare a piè di lista i guasti della sanità di alcune regioni, la partita si chiude in partenza, senza farsi alcuna illusione.

In altri termini, le strategie dell’Italia, quando ormai è partita nel mondo l’onda anomala della recessione bis, vanno sottoposte a un monitoraggio feroce e spietato, vuoi sul piano quantitativo che su quello qualitativo. Sul primo versante, inutile illudersi, l’autonomia del governo italiano (e non solo) è estremamente modesta. Ma sul fronte dell’equità, che in tempi di crisi vuol dire innanzitutto condivisione dei sacrifici, il ruolo della politica (e dei tecnici, soprattutto quelli che studiano da politici) è determinante.