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FINANZA/ Sapelli: ecco chi sono i tecnocrati che vogliono liquidare l'Italia

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Non a caso quel disegno fu lo stesso che sempre Ernesto Rossi, con il Partito socialista e tutte le sinistre comuniste e cattoliche, definì, con Ugo La Malfa, in occasione della nazionalizzazione dell’energia elettrica dell’inizio degli anni Sessanta. Gli intendimenti di La Malfa e di Lombardi erano conformi alle idee di Rossi, degli uomini politici e dei gruppi economici che volevano sbaragliare il cartello oligopolistico e maltusiano degli “elettrici” italiani. La nazionalizzazione garantiva l’industrializzazione a basso costo energetico per il sistema industriale e civile. In Italia, il cartello dominante nel caso dell’energia elettrica era rappresentato dalla Smede, dall’Edison, dalla Sade.

Il fattore fondamentale del miracolo italiano fu il non rispetto delle indicazioni deflazioniste e rigidamente liberiste che nominalmente si davano a livello governativo allorché si dettavano le linee guida della politica economica. Nel farsi concreto della politica governativa, infatti, la cultura liberista fu sostituita via via da una pratica di sostegno all’industria molto corposa e ricca di interventi diretti a concedere il credito a condizioni agevolate, a favorire le esportazioni, a consentire pratiche di controllo dei mercati che garantirono uno sviluppo delle imprese più forti da un lato, mentre consentivano a quelle più deboli e più giovani di accedere alle risorse necessarie per finanziare la crescita e rendere solvibile la domanda.

Tutto ciò creò l’humus culturale favorevole alla nazionalizzazione del 1962 e alla creazione dell’Enel. Per la continuità della crescita occorreva spezzare l’oligopolio idroelettrico che inibiva la diffusione dell’energia elettrica in tutte le aree dell’Italia, in primis quelle più arretrate economicamente e che impediva in questo modo l’abbassamento dei prezzi dell’energia. La nazionalizzazione dell’oligopolio elettrico e la creazione dell’Enel si inserisce in questo contesto: non può essere dimenticato perché parla a noi, persone in carne e ossa, dell’oggi sconvolto da una crisi senza precedenti.

Da quell’esempio possiamo trarre, in primis a livello europeo, indicazioni ancor oggi essenziali per la crescita dell’Italia e dell’Europa, sconfiggendo le ipotesi tragicamente operanti che provocano deflazione, disoccupazione. La sottrazione della sovranità da parte dell’Europa non democratica diviene in tal modo, dimenticando il valore dell’economia mista, un meccanismo di spogliazione delle nazioni creditrici a svantaggio delle nazioni debitrici, depredandone i patrimoni industriali e finanziari. 



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COMMENTI
14/10/2012 - Commento (Moeller Martin)

Mentento e negando la realtà si crea un mondo dei sogni tanto caro alla sinistra italiana. Lo sviluppo dell'Italia è dovuto al "cattolicesimo democratico e settori della sinistra socialista e comunista"? Ma anche gli altri paesi Europei si sono sviluppati ed in buona parte più dell'Italia, senza caricarsi di debiti, senza corruzione dilagante e senza cadere vittima di caste parassite e di malaffare. Non solo, l'intero mondo occidentale si è sviluppato durante la ricostruzione post-bellica, cosichè era quasi impossibile per l'Italia non crescere a sua volta. Quanto ad Eni ed Enel, oggi sono una risorsa per il paese, ma perchè tornate ad una gestione più libera dai vincoli politici oltre ad essere tra le poche grandi aziende sopravvissute al modello da socialismo reale italiano imperante negli anni 70. Non dobbiamo però scrdare che paghiamo l'energia molto più che negli altri paesi, con impianti di produzione poco ecologici ed una rete di distribuzione vetusta. Riguardo poi al presunta valenza dell'economia mista in Italia, ci indichi anche un solo paese eropeo che in 60 e più anni abbia così miseramente fallito nello sviluppo di oltre un terzo del proprio territorio. Per finire la concessione di credito alle imprese italiane si basa ora come in passato solo sul valore delle garanzie che Lei è in grado di dare in pegno. Del rsto è inevitabile, visto che le banche sono a loro volta imprese e non istituti di beneficenza.

 
13/10/2012 - Bellissimo articolo (agostino nonini)

Bellissimo articolo. Però io non ha capito (indubbiamente colpa mia) quali misure concrete e possibili dovrebbe prendere il governo. Potrebbe indicarle in un prossimo intervento?