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IL CASO/ Perché l’Italia prende "a calci" le banche popolari anti-crisi?

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Negli stessi giorni, le popolari italiane sono state nuovamente attaccate dall’Antitrust attraverso il documento annuale ai fini della legge sulla concorrenza. Partendo da una visione astratta della concorrenza si arriva a fare un chiaro riferimento strumentale allo scopo mutualistico, dimenticando che proprio grazie all’attuale disciplina e specificità le banche popolari hanno svolto un’insostituibile funzione anticiclica nei confronti dei territori e delle comunità.

Ma c’è un altro aspetto che qualifica in modo più evidente la connotazione mutualistica delle popolari che, rispetto a quanto si pensi, è andata rafforzandosi proprio durante la crisi attraverso uno sviluppo rilevante della loro capacità d’inclusione finanziaria: la crescita del numero dei rapporti con la clientela, famiglie e imprese, che ha superato quest’anno quota 13 milioni - un milione in più rispetto al 2008 - costituisce il segno, evidente, di un legame fra banche popolari ed economia reale che è andato consolidandosi e che dovrebbe essere valorizzato, come accade oltre confine, anziché svilito da una concezione che vuole costringere la realtà dentro lo stampo di una teoria astratta, in cui tutto risulta omologato a un modello unico di attività economica.



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